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Normandia in tre giorni

Per un appassionato della Seconda guerra mondiale ci sono diversi luoghi che bisogna visitare. Tra questi c’è senza dubbio la Normandia, dove gli Alleati sbarcarono in forze il 6 giugno del 1944. Per quanto mi riguarda è un viaggio che ho sempre desiderato fare ma che ho sempre rimandato. Vuoi per la mancanza di tempo, vuoi perché la mia povera moglie avrebbe rischiato di annoiarsi un bel po’. Il desiderio è rimasto nella lista delle cose da fare appena possibile per molti anni. Poi, un giorno, mi ritrovo a parlare con l’amico e collega Michele. Scopro che anche lui vorrebbe visitare i luoghi del D-Day.

Esercito Italiano: esserci nel momento del bisogno

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 2 del 2017 La camionetta risaliva la montagna inerpicandosi sulla ripida strada. La carreggiata era così stretta da permettere a malapena il passaggio dell’automezzo. All’ennesimo tornante l’autista si lasciò sfuggire un’imprecazione in dialetto mentre scalava di marcia. Nel retro della camionetta c’erano una decina di soldati che negli ultimi venti minuti erano stati sballottati a destra e a sinistra come banderuole al vento. Il sergente controllò l’orologio da polso che gli aveva regalato sua moglie l’ultimo compleanno. Due ore prima erano partiti dalla caserma ma ormai mancava poco alla destinazione. Gli uomini avevano parlato delle solite cose, famiglia, calcio, donne. Ora che la meta si avvicinava sempre più era calato un silenzio carico di tensione. I soldati non stavano andando in guerra ma in un posto che aveva subito una devastazione simile.

Una giornata con i Lagunari

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 1 del 2017 Per una persona appassionata di questioni militari assistere da vicino ad un’esercitazione è un enorme privilegio. Quando poi, l’attività riguarda una specialità come lo sbarco anfibio la soddisfazione raddoppia. In questo articolo voglio condividere con i lettori la mia giornata passata con i Lagunari, unico reparto con capacità anfibie in organico all’Esercito Italiano (già trattati nel numero 5 della rivista di quest’anno). In un’insolitamente calda giornata di inizio ottobre varco i cancelli della caserma “Edmondo Matter” di Mestre.

Le Frecce Tricolori

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2016. È una splendida giornata di inizio giugno. Fa caldo quel tanto che basta da andare in giro in maniche corte senza essere oppresso da una cappa dafa. Il cielo è così azzurro che viene voglia di stare ad ammirarlo in silenzio per ore. C’è solo uno sparuto gruppetto di nuvole bianche come il latte in lontananza. Il sole sembra quasi tenerle a bada continuando a irrorare i suoi raggi sulla capitale dItalia. La folla rumoreggia in attesa dell’inizio della manifestazione che celebra l’anniversario della Repubblica Italiana. Via dei Fori Imperiali taglia in due una massa variopinta di persone festanti. C’è chi ride, chi fa foto, chi parla con il vicino e chi rimane in religioso silenzio. In prima fila, un gruppo di emozionati bambini sventola delle piccole bandiere tricolore. Finalmente è arrivato uno dei momenti che tutti stanno aspettando. Un potente rombo echeggia per le vie di Roma. Le teste delle persone si rivolgono allunisono verso il cielo. Nove aerei stanno sorvolando la città eterna disposti come la punta di una grande freccia. Al loro passaggio rilasciano una spumosa scia fumo dai colori verdi, bianchi e rossi. Una lunga bandiera italiana viene dipinta nel cielo. Le Frecce Tricolori sono arrivate. La parata del 2 giugno può iniziare.

16° Stormo Protezione delle Forze

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2014. Il sole è già alto nel cielo, la temperatura si fa subito calda, troppo calda per chi è equipaggiato in completo assetto da battaglia. Il pesante elicottero HH-3F con l’insegna dell’Aeronautica Militare prosegue incurante della temperatura fino al punto prestabilito. Attraverso il portellone aperto giungono delle folate di aria fresca che danno un poco di sollievo agli occupanti. Il pilota diminuisce gradualmente la velocità fino ad arrestare il velivolo in volo stazionario a circa dieci metri d’altezza. La zona sottostante è stata indicata come calda e non solo per la temperatura. C’è il rischio di trovare qualche nemico in attesa pronto a dare il benvenuto. Meglio evitare l’atterraggio, facendo sbarcare la squadra di fucilieri con le corde. Uno dei membri dell’equipaggio, srotola la fune lasciandola cadere verso il terreno. Tutto è pronto per la discesa. Il primo dei fucilieri si avvicina al portello e afferra la corda con entrambe le mani. Poco dopo si getta nel vuoto, avvinghiando anche le gambe intorno alla fune, come fanno i pompieri quando scendono dal palo quando scatta la chiamata. Bastano alcuni secondi per ritrovarsi a terra. L’operatore impugna immediatamente il suo fucile d’assalto Beretta ARX-160 e osserva il territorio alla ricerca di eventuali contatti ostili. Nel frattempo il secondo fuciliere si sta già calando dall’elicottero. Uno ad uno tutti gli operatori scendono a terra coprendosi a vicenda a 360°. Le corde vengono ritirate in fretta dall’equipaggio. Lo sbarco è avvenuto senza problemi e […]

I Lagunari

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 5 del 2016 Il sole iniziò la sua pigra ascesa verso il cielo. I primi raggi si riflettevano sulla superficie increspata del mare. L’aria era fresca e profumata di salsedine. Alcuni natanti avanzarono sull’acqua interrompendo la quiete della mattina. Dietro di loro lasciavano delle scie bianche e spumose. Erano quattro AAV7, mezzi corazzati anfibi che trasportavano un totale di 80 uomini in completo assetto da combattimento. La spiaggia era ormai distante appena un centinaio di metri. La forza da sbarco era pronta. Gli AAV7 cavalcarono le ultime onde fino a quando i cingoli toccarono la sabbia morbida ma compatta. I piloti fermarono i loro mezzi sul bagnasciuga. I portelloni furono aperti permettendo agli uomini di sciamare sulla spiaggia. Gli stivali calpestarono l’acqua mista a sabbia. Ad attenderli c’era un gruppo di compagni che avevano raggiunto per primi l’obbiettivo mettendolo in sicurezza e permettendo uno sbarco tranquillo. Uno ad uno tutti i soldati si posizionarono, pronti alla fase successiva della missione. Il comandante si consultò con un paio di sottoposti prima di dare l’ordine di proseguire. Gli uomini appartenenti al Reggimento Lagunari “Serenissima” si misero in marcia. La spiaggia era stata presa, la missione proseguiva nell’entroterra dove ad aspettarli c’erano insidie e pericoli. Ma loro non si sarebbero tirati indietro fedeli al motto del Reggimento “come lo scoglio infrango, come l’onda travolgo.”

Cacciatori di Calabria dei Carabinieri

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 4 del 2016 Un soffio di aria gelida investì un gruppo di faggi facendone oscillare i rami. Alcune foglie giallognole si staccarono iniziando la discesa verso il terreno. Da diverse ore la notte aveva steso il suo scuro mantello sulle montagne dell’Aspromonte. Un bell’esemplare di Barbagianni volteggiò tra gli alberi alla ricerca del suo pasto. Il suo grido stridente echeggiò nelle tenebre. Era ignaro che sotto di lui, ben mimetizzati, anche due uomini erano in attesa della loro preda.

Artiglieria Contraerei

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2016 ARTIGLIERIA CONTRAEREI La mattina era trascorsa tranquilla. Il sole primaverile irradiava la montagna con i suoi tiepidi raggi. Attraverso le scure lenti dei suoi occhiali, il sergente osservò due piccoli uccelli impegnati a rincorrersi cinguettando con allegria. L’aria profumava di fiori. La quiete idilliaca fu interrotta da un rumore in lontananza. Il sergente tolse gli occhiali e afferrò il suo binocolo. Scrutò il cielo per qualche istante individuando la minaccia proveniente a sud ovest della sua posizione. Era un elicottero nemico in rapido avvicinamento. Riusciva a scorgere i piloni laterali carichi di missili. Bisognava abbatterlo. Ordinò al caporale di preparare il suo lanciatore FMI-92 Stinger. L’operatore inquadrò il bersaglio, distante 3000 m. Il sistema d’identificazione lo classificò come nemico confermando l’analisi del sergente. Dopo essersi concesso un lungo respiro, il caporale fece fuoco. Il motore secondario spinse il missile a distanza di sicurezza. Subito dopo si attivò il propulsore principale. Il missile prese velocità e si diresse verso il bersaglio. La testata del missile impattò contro la fusoliera dell’elicottero facendolo esplodere in una palla di fuoco. Pezzi di metallo rovente iniziarono la loro discesa verso il suolo. Il sergente tornò ad indossare gli occhiali da sole. Per il momento poteva tornare a rilassarsi.

Artiglieria Terrestre

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 2 del 2016. Il tenente ripose il binocolo in una tasca del gilet tattico. Quello che aveva visto non lo rassicurava per niente. L’obbiettivo da assaltare era un piccolo villaggio abbandonato durante la guerra. Il nemico lo aveva occupato creando una piccola base. Il perimetro era costellato da diverse postazioni rinforzate e dotate di mitragliatrici pesanti che coprivano l’area a 360°. Avrebbero fatto una strage tra i suoi uomini. Era necessario ammorbidire le difese prima dell’attacco. Per fortuna a circa venti chilometri di distanza era presente una batteria di obici semoventi PzH 2000. Quella era la potenza di fuoco che gli serviva.

Essere un capotreno

Per lavorare a contatto con le persone bisogna essere dotati di una grande pazienza. Non fa eccezione l’attività che svolgo per guadagnarmi da vivere, ovvero il capotreno. Fino a una ventina di anni fa era una figura rispettata più o meno da tutti, ma con il passare del tempo ha assunto sempre di più il ruolo di bersaglio con cui prendersela in caso di disservizi. Questo è uno dei segni di una società che cambia, purtroppo spesso in peggio. Come ricorda un annuncio diffuso sui treni regionali, il capotreno è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Come gli altri miei colleghi ho fatto un giuramento davanti a un altro pubblico ufficiale posando una mano sulla costituzione.