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4° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 1 del 2016.

Il trillo della sirena echeggiò nell’edificio facendo sobbalzare dalla sedia i due piloti. In un attimo scattarono in piedi per recuperare l’attrezzatura di volo. Poco dopo uscirono all’esterno e iniziarono a correre verso gli hangar. Due aerei da caccia Eurofighter 2000 Typhoon erano già pronti al decollo. Arrivarono ai velivoli e risalirono veloci la scaletta metallica. Un team di specialisti stava ultimando gli ultimi preparativi per il volo. I tettucci dei Typhoon furono richiusi. Gli ultimi controlli e furono pronti a rullare sulla pista distante un centinaio di metri.  I piloti non sapevano ancora dove erano diretti, per il momento la priorità era decollare. Una volta in cielo avrebbero ricevuto informazioni più dettagliate. Era appena stata attivata una procedura chiamata in gergo “scramble.” Gli aviatori avevano il compito di decollare e intercettare un velivolo che era entrato nello spazio aereo italiano senza stabilire un contatto radio con le autorità. La situazione poteva essere una minaccia per la sicurezza nazionale.
I due caccia raggiunsero la pista di decollo e si allinearono. Il primo pilota  azionò la manetta facendo accelerare l’apparecchio sull’asfalto rovente. Raggiunta la velocità giusta tirò la cloche. Il carrello anteriore si staccò dalla pista. In poco tempo entrambi i velivoli erano in volo diretti verso il nord Italia. L’aeroporto “Corrado Baccarini” di Grosseto era già centinaia di metri sotto di loro. Attraverso il tettuccio trasparente, si poteva ammirare il litorale toscano con i suoi numerosi stabilimenti balneari. Viaggiando a velocità supersonica, i due caccia non ci avrebbero messo molto a raggiungere la destinazione designata. Una volta arrivati, li aspettava il compito di stabilire se fosse davvero in atto una minaccia per la sicurezza nazionale. In caso affermativo,  i due piloti del 4° Stormo erano addestrati ad affrontarla.

La storia

 

Presso l’aeroporto “Corrado Baccarini” di Grosseto è basato uno dei più gloriosi reparti di caccia dell’Aeronautica Militare Italiana.  Il 4° Stormo “Amedeo d’Aosta” fu istituito il 1 giugno del 1931. La sede scelta fu l’aeroporto di Campoformio dove già operava il 1° Stormo. Proprio da quest’ultimo fu reperita la maggior parte del personale e dei materiali. Il primo comandante fu il tenente colonnello Raoul da Barberino. Il neonato 4° Stormo fu organizzato su due gruppi di volo, il 9° e il 10°. Alcune delle squadriglie più decorate della Prima guerra mondiale furono inglobate nel reparto. Un esempio su tutti è la mitica 91^a Squadriglia detta “degli Assi”. Il perché del soprannome lo si intuisce dalle statistiche di combattimento. Furono 60 i velivoli nemici abbattuti, 26 le medaglie attribuite ai piloti (3 d’oro, 16 d’argento e 7 di bronzo). L’aviatore più famoso fu certamente Francesco Baracca con le sue 34 vittorie. Altrettanto celebre diventò il suo personale simbolo, il cavallino rampante (nel 1933 lo stesso fu adottato dal 4° Stormo).
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale lo Stormo era dotato dei caccia MC.200 Saetta. Fu impiegato nel 1941 sul fronte balcanico. In seguito il 9° Gruppo rientrò in Italia per addestrarsi con un nuovo velivolo, il Macchi C202 “Folgore”. Il biennio 1942-43 vide lo Stormo impiegato prima in Nordafrica e successivamente nella difesa di Calabria e Sicilia. Dopo l’armistizio il reparto tornò nei Balcani ma questa volta combattendo a fianco degli Alleati. Tra i velivoli in uso ci furono sia gli italiani Macchi C205 “Veltro” che gli americani P39.
Nel 1947 il 4° Stormo fu trasferito presso l’aeroporto di Capodichino. Quell’anno iniziò la fornitura dei caccia P51 Mustang da parte degli Stati Uniti. Due anni dopo arrivarono i DH.100 “Vampire” che furono utilizzati anche dalla prima pattuglia acrobatica italiana del dopoguerra.
Il 1953 fu un anno di riorganizzazione all’interno dell’AM. Il 4° Stormo fu trasformato in un’Aerobrigata. Un nuovo trasferimento lo portò a Pratica di Mare e iniziò a ricevere i primi F-86 “Sabre.” Nel 1962 il reparto fu ancora trasferito, questa volta definitivamente, a Grosseto. Un nuovo velivolo entrò nella storia del reparto permettendogli di raggiungere la velocità del suono. Si trattava dell’F104 “Starfighter” che è stato protagonista dell’Aeronautica Italiana per oltre 40 anni.
Nel 1964 l’Aerobrigata tornò ad essere uno Stormo.
Il 16 marzo del 2004 è un’altra data importante per il 4° Stormo. L’ormai vetusto F 104 fu sostituito da un caccia di quarta generazione, l’EF 2000 Typhoon.
Da allora sono passati più di dieci anni durante i quali il 4° Stormo è stato impegnato in numerose missioni ed esercitazioni, anche all’estero.

 

Organizzazione e compiti

 

Il 4° Stormo è uno dei reparti dell’AM che ha il compito di  controllare e difendere gli spazi aerei del territorio italiano. Di sua competenza c’è tutto il centro nord Italia.
Lo Stormo dipende dal Comando delle Forze da Combattimento (CFC) che ha sede a Milano.
L’organizzazione di base prevede due gruppi di volo (9°CI e 20°OCU) e un gruppo di servizio tecnico (904° GEA). Il 20° Gruppo OCU (Operational Conversion Unit) si occupa di addestrare i piloti con il caccia EF 2000. Il transito dall’F 104 al Typhoon è stata una dura prova considerando che si è passati da un caccia di seconda a uno di quarta generazione. Il 9° Gruppo CI (caccia intercettori) è impiegato nelle missioni operative che riguardano la difesa aerea. Il 904° GEA (Gruppo Efficienza Aeromobili) è assegnato alla manutenzione dei caccia EF 2000. Nella struttura dello Stormo sono inquadrati anche il 404° GSTO (Gruppo Servizi Tecnici Operativi) e il 504° GSLO (Gruppo Servizi Logistici Operativi).  Il primo fornisce il supporto logistico alle attività del reparto mentre il secondo garantisce il funzionamento degli apparati di comunicazione e il reperimento dei materiali speciali aeronautici (MSA).

 

Scramble

 

Nel caso che venga rilevata una minaccia per lo spazio aereo italiano viene attivata una procedura d’emergenza denominata scramble. All’interno della base di Grosseto (stessa cosa avviene a Gioia del Colle e Taranto) due caccia EF 2000 sono pronti per il decollo immediato 24 ore su 24. Gli equipaggi di turno rimangono in una palazzina poco distante dagli aerei. La catena di comando prevede che sia la NATO a ordinare l’attivazione della procedura, tramite il CAOC-TJ(Combined Air Operation Center) con sede a Torrejon in Spagna. L’ente della NATO si interfaccia costantemente con il COA (Comando Operazioni Aeree) di Poggio Renatico. I piloti in preallarme riescono a decollare nel giro di pochi minuti dalla richiesta. Al momento di alzarsi in volo hanno scarse informazioni che vengono integrate durante il tragitto verso il velivolo sospetto. I controllori della difesa aerea rimangono in contatto con loro per tutta la durata della missione. Diversi sono i motivi per cui viene attivato uno scramble.  Ad esempio il perdurare di un mancato contatto radio con le autorità, una deviazione di rotta non prevista, la mancanza di un’autorizzazione ad entrare nello spazio aereo. La situazione si fa più grave quando si sospetta la presenza di un ordigno a bordo o un dirottamento. L’attivazione di uno scramble può anche essere deciso a livello nazionale anziché dalla NATO. Questo avviene in caso di una minaccia diretta al territorio nazionale, come l’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001.
Una volta raggiunto il velivolo sospetto, denominato “zombie”, si procede a effettuare un controllo visivo e a stabilire un contatto con l’equipaggio. In caso si renda necessaria un’ispezione a bordo, i due piloti dell’AM forniscono indicazioni per fare atterrare il velivolo in un aeroporto designato. In seguito lo scortano fino all’atterraggio. L’aereo sospetto viene fatto rullare in una zona lontana dal traffico civile, dove ad attenderlo ci sono le forze dell’ordine e le forze di protezione dell’aeroporto.
A quel punto si prende in custodia l’equipaggio e si procede a un ispezione, se necessario con l’ausilio di una squadra di artificieri. Se è tutto a posto l’aereo potrà ripartire.
Ovviamente i piloti sono pronti anche a una soluzione più estrema, ovvero l’ordine di abbattere il velivolo dopo l’intercettazione.
Si può facilmente intuire che il compito del 4° Stormo è di importanza vitale per la sicurezza nazionale. La missione richiede ogni giorno alta professionalità e concentrazione, qualità che di sicuro non mancano ai piloti dell’Aeronautica Militare Italiana.

 

Box 1 EF 2000 Typhoon

 

La sicurezza aerea nello spazio aereo italiano è garantita da un moderno caccia di quarta generazione. L’EF 2000 Typhoon è un caccia intercettore progettato e costruito interamente in Europa da un consorzio comprendente aziende italiane, spagnole, tedesche e britanniche. Il progetto, che risale addirittura alla fine degli anni settanta, ha subito una serie di rallentamenti che ha fatto slittare il volo del primo prototipo al 1994. Dagli anni 2000 ha iniziato a equipaggiare le aeronautiche militari di Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna. In seguito è stato acquistato anche da Austria e Arabia Saudita. Sono stati conclusi contratti anche con Oman e Kuwait. Il Typhoon è un caccia multiruolo il cui ruolo primario è quello di intercettore. È nato per i combattimenti aria-aria anche se può essere utilizzato come bombardiere. Può  viaggiare  a mach 2 raggiungendo la velocità di circa 2500 Km/h. L’equipaggio è composto da un pilota (due nella versione da addestramento). L’armamento è composto da un cannone Mauser da 27 mm oltre la possibilità di caricare missili aria- aria, aria-terra, antinave e bombe. In aggiunta agli armamenti possono essere trasportati dei serbatoi di carburante supplementari. In totale un velivolo può caricare esternamente fino a 6500 Kg. Nonostante il Typhoon sia un caccia molto agile e con un’avionica avanzata, i critici sostengono che sia inferiore rispetto ai più moderni F22 e F35. Nonostante una ridotta tracciatura radar non si può dire che sia un vero aereo stealth come gli apparecchi statunitensi. Inoltre gli armamenti possono solo essere caricati all’esterno, cosa che influisce anche sulla maneggevolezza. Nonostante i difetti, l’EF 2000 rimane un ottimo caccia, come ha dimostrato in diverse occasioni tra cui la guerra in Libia.

 

Box 2 Non solo in Italia              

 

Il 4° Stormo non opera solo in Italia. Oltre ad esercitazioni nazionali e internazionali è stato impegnato in diverse missioni fuori dai confini nazionali. Nel 2013 un’aliquota del reparto è stata impegnata in Islanda nell’operazione Cieli Ghiacciati. La missione aveva lo scopo di assicurare la difesa aerea della nazione islandese (non dotata di forze armate). Per buona parte del 2015 diversi apparecchi sono stati schierati in Lituania nell’ambito della missione Nato denominata “Frontiera Baltica.” L’obbiettivo era di assicurare la difesa aerea dei Paesi Baltici. Hanno partecipato circa cento uomini insieme ad altri colleghi del 36° Stormo di Gioia del Colle e del 37° di Trapani. Durante la missione sono state attivate un certo numero di procedure di scramble in seguito allo sconfinamento di aerei russi.
Il 4° Stormo si occupa anche costantemente della difesa aerea della Slovenia. Analogamente al 36° e 37° spetta la difesa dei cieli dell’Albania.

Alessandro Cirillo

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Comments

  • Purtroppo come spesso accade, si ignora completamente il periodo goriziano con un vuoto di dieci anni (1931 – 1941)
    Ricordo che proprio a Gorizia lo stormo è stato UFFICIALMENTE costituito:a Campoformido sono state rischierate all’inizio di giugno 1931 sei squadriglie per formare un reparto di volo provvisorio (4°Stormo)in vista delle grandi manovre di Ferrara.Solo a manovre concluse i vertici della RA hanno deciso di confermare il reparto:
    Dal supplemento al Foglio d’Ordini del 2 ottobre del 1931:
    …. lo Stormo assume carattere definitivo come 4° Stormo Caccia Terrestre (C.T.) strutturato su due gruppi di tre squadriglie ciascuno e una Squadriglia Stato Maggiore su sei velivoli .
    NB IX Gruppo e comando stormo arrivano a Gorizia il 28 settembre; il X Gr. era arrivato il 9 settembre 1931
    Questo quanto, ad onore della verità storica
    Cordiali saluti
    Renato Cocianni

    • Alessandro Cirillo ha detto:

      Gentile signor Cocianni, la ringrazio per la precisazione storica. Ho dato per buona la data del 1° Giugno 1931 come giorno della costituzione del reparto (anche il sito dell’Aeronautica Militare indica la medesima data). Mi spiace di non aver approfondito l’informazione e per avere omesso di citare il periodo goriziano. Ho dovuto tagliare un po’ la storia per rimanere nello spazio concesso dalla rivista, tuttavia avrei potuto menzionare il cambio di sede. Grazie per aver letto l’articolo che spero, a parte questa imprecisione, le sia piaciuto.