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16° Stormo Protezione delle Forze

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2014.

Il sole è già alto nel cielo, la temperatura si fa subito calda, troppo calda per chi è equipaggiato in completo assetto da battaglia. Il pesante elicottero HH-3F con l’insegna dell’Aeronautica Militare prosegue incurante della temperatura fino al punto prestabilito. Attraverso il portellone aperto giungono delle folate di aria fresca che danno un poco di sollievo agli occupanti. Il pilota diminuisce gradualmente la velocità fino ad arrestare il velivolo in volo stazionario a circa dieci metri d’altezza. La zona sottostante è stata indicata come calda e non solo per la temperatura. C’è il rischio di trovare qualche nemico in attesa pronto a dare il benvenuto. Meglio evitare l’atterraggio, facendo sbarcare la squadra di fucilieri con le corde. Uno dei membri dell’equipaggio, srotola la fune lasciandola cadere verso il terreno. Tutto è pronto per la discesa. Il primo dei fucilieri si avvicina al portello e afferra la corda con entrambe le mani. Poco dopo si getta nel vuoto, avvinghiando anche le gambe intorno alla fune, come fanno i pompieri quando scendono dal palo quando scatta la chiamata. Bastano alcuni secondi per ritrovarsi a terra. L’operatore impugna immediatamente il suo fucile d’assalto Beretta ARX-160 e osserva il territorio alla ricerca di eventuali contatti ostili. Nel frattempo il secondo fuciliere si sta già calando dall’elicottero. Uno ad uno tutti gli operatori scendono a terra coprendosi a vicenda a 360°. Le corde vengono ritirate in fretta dall’equipaggio. Lo sbarco è avvenuto senza problemi e l’HH-3F si allontana per ritornare alla base.
Per gli uomini del Battaglione Fucilieri dell’Aria – 16° Stormo “Protezione delle Forze” inizia una nuova dura giornata di lavoro.

La storia

Attualmente il 16° Stormo “Protezione delle Forze” è un reparto terrestre dell’Aeronautica Militare a cui è affidato il compito di proteggere le installazioni militari in ambito nazionale e internazionale. Tuttavia, la parola stormo è più facile che faccia venire in mente un reparto di velivoli da caccia piuttosto che un gruppo di soldati. Effettivamente in ambito militare uno stormo è un raggruppamento di velivoli basato in un aeroporto. Ciò nonostante, lo Stato Maggiore dell’Aeronautica può decidere di denominare in questo modo anche degli enti combattenti che non siano dotati di velivoli, proprio come il 16° Stormo PF. Ripercorrendone la storia, scopriamo che il 16° al momento della costituzione era uno stormo dotato di velivoli militari.
La sua nascita può essere datata il 16 novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, con la costituzione del IV Gruppo Aeroplani da Caccia (che precedentemente faceva parte del IV Gruppo Aeroplani da Ricognizione). Era basato presso l’aeroporto di Istriana ed era dipendente dalla 4^a Armata, poiché all’epoca l’Arma dell’Aeronautica non esisteva ancora. Subito il 26 dicembre i suoi aeroplani furono impegnati in una gloriosa battaglia sui cieli di Istriana, riuscendo ad abbattere 9 apparecchi nemici senza subire perdite (altri due nemici furono abbattuti da piloti inglesi).
Il 7 maggio del 1923, dopo che l’Aeronautica divenne un’Arma indipendente, il IV Gruppo fu incorporato nel 1° Stormo Caccia Terrestre.
Alla vigilia della Seconda guerra mondiale il IV Gruppo si trovò schierato negli aeroporti di Catania e Comiso. I velivoli utilizzati erano i Macchi C200. Le prime battaglie furono combattute sui cieli di Malta, riportando buoni successi. In seguito si spostò in Nord Africa dove venne impiegato in missioni che prevedevano ricognizioni, bombardamenti, caccia libera e protezione di convogli. In una di queste azioni morì il suo comandante, Tenente Colonnello Vezio Mezzetti. L’armistizio del ’43 portò allo scioglimento del IV Gruppo e del 1° Stormo CT.
Arriviamo al 1 maggio del 1959, giorno in cui la 1^a Aerobrigata Intercettori Teleguidati ereditò ufficialmente la Bandiera di Guerra, il distintivo e le tradizioni del 1° Stormo CT. Gli Intercettori Teleguidati (IT) erano una nuova specialità nata all’interno dei reparti che operavano nel settore della difesa aerea. Erano dotati del sistema missilistico terra-aria Nike Hercules, di produzione statunitense. La 1^a Aerobrigata IT era composta da tre gruppi e dodici squadriglie.
Nel 1964 lo Stato Maggiore dell’Aeronautica decise di elevare i gruppi al rango di reparto. Uno di questi, il 6° Gruppo IT divenne il 16° Reparto IT.
Il 1° novembre 1985 il 16° Reparto IT venne ancora rinominato, diventando il 16° Stormo IT. Il nuovo distintivo adottato possedeva alcuni elementi araldici che richiamavano quello del 6° Gruppo Aeroplani da Caccia. Dopo dieci anni il 16° Stormo IT venne soppresso.
Con la partecipazione delle Forze armate italiane a missioni internazionali come quelle in Afghanistan e Iraq, l’Aeronautica Militare ha sentito l’esigenza di una nuova specialità incaricata della protezione delle installazioni militari. Fin dal 1958 questi compiti erano svolti dalla Vigilanza Aeronautica Militare (VAM), formata da soldati di leva. Gli avieri della VAM si occupavano appunto di vigilare su aeroporti, personale militare, velivoli, depositi, mezzi, ecc. Nonostante il discreto addestramento ricevuto a inizio corso, gli avieri erano tuttavia una forza statica e impiegata prevalentemente in attività di sorveglianza all’interno delle strutture.
Con la soppressione del servizio di leva l’Aeronautica ha colto l’occasione per dotarsi di una forza specializzata e altamente addestrata in grado di operare anche al di fuori delle basi militari, proiettandosi a chilometri di distanza dalla base, anche in territorio straniero. Per questo motivo il 25 maggio 2004 il 16° Stormo venne ricostituito diventando 16° Stormo Protezione delle Forze. Il distintivo rimase lo stesso del 16°IT. Inquadrato nello Stormo venne costituito il Battaglione Fucilieri dell’Aria. Il primo corso volto a qualificarne gli operatori venne tenuto dagli istruttori del Reggimento San Marco. I Fucilieri dell’Aria sono indicati come gli eredi naturali del Battaglione Riattatori “Loreto”. Costituito nel 1942, il battaglione era formato da paracadutisti che avevano il compito di occupare e presidiare i campi sgomberati dal nemico, allo scopo di ripristinare aeroporti e piste di volo.

Compiti dei fucilieri

Come detto precedentemente la missione dei fucilieri consiste nella protezione di installazioni militari, sia in Italia che all’estero, compreso ovviamente tutto quello che sta dentro; uomini, mezzi e materiali. In ambito nazionale, oltre che a proteggere aeroporti e altri luoghi d’interesse, possono essere schierati per garantire la sicurezza di grandi eventi come ad esempio la festa della Repubblica. All’estero l’attività di protezione di aeroporti e basi militari non avviene solo all’interno. I fucilieri si occupano di pattugliare un perimetro che si estende diversi chilometri all’esterno delle installazioni.
Uscire fuori dalla base significa anche essere in grado di saper lavorare a contatto con la popolazione locale. Altre attività sono quelle di scorte a personale o convogli, ricognizioni, supporto ad operazioni EVAC (evacuazioni mediche), interdizione di aree dove sono presenti esplosivi in attesa degli artificieri. A proposito di ordigni nel Battaglione è presente anche un aliquota dotata di unità cinofile addestrate a segnalare la presenza di esplosivo. Per l’attività di sorveglianza viene utilizzato anche lo STRIX-C, un piccolo velivolo comandato a pilotaggio remoto in grado di trasmettere immagini in tempo reale. Il velivolo pesa appena 8 Kg, ha un apertura alare inferiore a tre metri ed è alimentato da un motore elettrico. Due operatori a terra permettono di pilotarlo tramite un’unità di controllo remoto.

Diventare un fuciliere

Per poter svolgere questi delicati compiti, i futuri fucilieri sono sottoposti a un impegnativo addestramento di quattro mesi. Gli aspiranti devono appartenere all’Aeronautica Militare e prima di iniziare il corso di addestramento vengono sottoposti a una selezione psicofisica volta a individuare gli elementi più motivati e forti. I candidati che superano la selezione vengono ammessi al corso di addestramento, della durata di 20 settimane. Il corso si divide in una fase teorica e una pratica. Tra le svariate competenze che l’aspirante fuciliere deve acquisire troviamo l’uso delle armi e il combattimento terrestre, le tecniche di pattugliamento, riconoscimento e disattivazione di ordigni esplosivi, topografia, telecomunicazioni, allestimento di un check point, addestramento NBC, utilizzo dei mezzi terrestri (come il VTLM Lince), imbarco e sbarco dagli elicotteri. Uno dei metodi di sbarco dagli elicotteri è la cosiddetta tecnica “fast rope”, in cui gli operatori si calano da una corda con l’elicottero in volo stazionario a diversi metri dal suolo. Per padroneggiare questa tecnica a Martina Franca (Taranto), sede del 16°, è stata allestita una torre di ardimento. In seguito i candidati si addestreranno sugli elicotteri HH-3F. Un’altra delle competenze necessarie da acquisire è il brevetto da paracadutista. Dopo marce zavorrate, pattugliamenti diurni e notturni, simulazioni di combattimento, lanci e discese dagli elicotteri, si arriva finalmente alla prova finale. L’ultimo esame consiste in 72 ore di missioni d’attacco e difesa, al termine delle quali si consegue l’agognato basco blu dalle mani degli istruttori.
L’intero corso è tenuto dal Gruppo Addestramento Survive to Operate/Force Protection (STO/FP), che si occupa anche dell’addestramento di allievi dell’Accademia Aeronautica e della scuola Marescialli per quanto riguarda la specializzazione PF.
Anche dopo l’ottenimento della qualifica, i fucilieri continuano ad addestrarsi intensamente partecipando a esercitazioni nazionali e internazionali. Come esempio possiamo citare l’esercitazione Bold Quest 2013 avvenuta negli Stati Uniti presso la Marine Corps Air Station di Cherry Point.

Partecipazione a missioni internazionali

Dal 2005 un aliquota di Fucilieri dell’Aria è costantemente schierata in Afghanistan nell’ambito della missione ISAF. Sono impegnati nella difesa della Forward Support Base (FSB) di Herat insieme al personale dell’Esercito. A Kabul proteggono l’Aeroporto, oltre che ha fornire servizi di scorta VIP.
Da luglio a dicembre del 2006 hanno partecipato alla missione EUFOR svolta in Congo/Gabon. In quell’occasione, collaborando con unità dei Carabinieri, contribuendo al regolare svolgimento delle elezioni nello Stato africano.
Da febbraio a maggio del 2010 i fucilieri sono stati inviati ad Haiti in seguito al terribile terremoto. Durante l’operazione WHITE CRANE i baschi blu hanno contribuito ad assistere la popolazione e hanno effettuato servizi di scorta ai mezzi del Genio.
Tra giugno e luglio del 2013 sono stati impiegati nell’operazione CIELI GHIACCIATI. Scopo della missione era il pattugliamento dei cieli dell’Islanda (che non è dotata di forze armate proprie). In quell’occasione i fucilieri hanno fornito protezione alle infrastrutture, i velivoli e gli avieri coinvolti.

Le differenze tra i militari di leva della VAM e i fucilieri del 16° Stormo sono notevoli. Questo perché le esigenze delle Forze Armate cambiano nel corso degli anni, con il mutamento dei teatri operativi. Avere il compito di proteggere significa anche essere investiti di grandi responsabilità, soprattutto quando si parla di vite umane. Ogni fuciliere è pienamente consapevole di questo fatto, sa bene che un errore potrebbe costare la vita a qualcuno. Per i baschi blu gli anni a venire saranno sicuramente carichi di impegni ma anche di grandi soddisfazioni professionali.

Box 1 VAM e la crisi di Sigonella

Trovarsi a un passo dallo scontro a fuoco con cinquanta uomini della Delta Force armati fino ai denti non deve essere una bella esperienza. È esattamente quello è successo a un gruppo di avieri della VAM e carabinieri venerdì 11 ottobre 1985 presso l’aeroporto di Sigonella. Come si arrivò a quella situazione?
Tutto iniziò con il sequestro della nave da crociera italiana Achille Lauro il 7 ottobre 1985 ad opera di un gruppo di quattro terroristi palestinesi. Il sequestro durò tre giorni, durante i quali i terroristi uccisero un cittadino americano di origine ebrea, Leon Klinghoffer. Durante le fasi del sequestro emersero i primi dissapori tra il presidente del Consiglio Bettino Craxi e il presidente degli Stati Uniti Ronald Regan. Craxi era propenso alla trattativa mentre Regan puntava a un raid delle forze speciali. Vinse la soluzione diplomatica e i quattro palestinesi accettarono di lasciare la nave in cambio di un salvacondotto e un trasferimento in un altro Paese arabo. Sbarcarono in Egitto e vennero messi su un aereo di linea insieme ad altri due palestinesi che si erano occupati della trattativa. La cosa a Regan non piacque, così decise di far intercettare l’aereo da due caccia militari decollati dalla portaerei USS Saratoga. I caccia affiancarono l’obbiettivo verso Malta e lo obbligarono ad atterrare. Purtroppo nessuno Stato nel raggio d’azione dell’aereo di linea concesse l’autorizzazione all’atterraggio. Il carburante scarseggiava così gli americani decisero arbitrariamente di fare rotta verso l’aeroporto siciliano di Sigonella. Craxi, anche se fortemente contrariato, concesse l’autorizzazione ma decise che la gestione dei terroristi sarebbe spettata alle autorità italiane. A 0.15 l’aereo di linea atterrò a Sigonella e subito venne circondato da 30 avieri della VAM e 20 carabinieri. Poco dopo atterrarono due C141 americani da cui scesero una cinquantina di soldati della Delta Force con la pretesa di prendere in custodia gli occupanti dell’aereo. Gli italiani non cedettero anzi, altri carabinieri giunti da Catania e Siracusa circondarono a loro volta gli americani. Si creò uno stallo carico di tensione dove nessuno cedette un millimetro. Alle 5.30 la posizione di Craxi ebbe le meglio e la Delta Force si ritirò. La crisi venne risolta senza sparare un colpo, grazie alla fermezza del Governo italiano e dei militari italiani, tra cui gli avieri della VAM.

Box 2 Beretta con i Fucilieri verso il futuro

Il 12 maggio del 2011 i Fucilieri dell’Aria hanno sostituito ufficialmente le proprie armi individuali, ovvero il fucile d’assalto Beretta SC 70/90 e la pistola Beretta 92 SB. IL 16° Stormo PF è stato il primo reparto dell’Aeronautica a ricevere in dotazione il fucile d’assalto Beretta ARX-160 e la pistola Beretta 90 Two.
L’ARX-160, costruito prevalentemente in polimeri, è l’evoluzione naturale del SC 70/90 e rappresenta una parte integrante del progetto Soldato Futuro dell’Esercito. Il fucile è in calibro 5,56×45 Nato e offre la possibilità di aggiungere diversi accessori tra cui il lanciagranate GLX 160 da installare sotto canna.
La Beretta 90 Two è invece l’evoluzione della famosissima 92. Si può trovare in calibro 9×21, 9×19 o 40S&W. Una pistola dalle forme più arrotondate, con attacchi per accessori come laser e torce, organi di mira visibili anche al buio. Il caricatore si può trovare da 12 o 15 colpi a seconda del calibro.

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