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Arma dei Trasporti e Materiali

Da parecchio tempo non vedeva una pioggia così. Il cielo grigio come la cenere scaricava litri e litri di acqua come se volesse sommergere la campagna sottostante. Il soldato sbuffò continuando a guidare curvo, la testa protesa in avanti. Il tergicristallo lavorava senza sosta, producendo sinistri cigolii, nel tentativo di allontanare le scariche di acqua che si riversavano sul parabrezza. Il rumore assordante faceva sembrare di essere sotto il fuoco di una mitragliatrice.
L’autocarro procedeva solitario lungo la strada sterrata, trasformatasi in un fiume di fango. La velocità era di poco superiore a quella della marcia di un uomo. Raffiche di vento scuotevano il telone che chiudeva il vano di carico, contribuendo ad accrescere la tensione tra i soldati che si trovavano seduti all’interno. Le ruote anteriori affondarono in una pozza d’acqua che si era formata proprio al centro della carreggiata. Il mezzo sobbalzò sbatacchiando il plotone di militari seduti nel retro. Un sergente imprecò in dialetto strappando un tirato sorriso ai commilitoni. L’autiere strinse le mani intorno al volante e schiacciò il pedale dell’acceleratore facendo ruggire il motore diesel. L’autocarro superò l’ostacolo e proseguì la sua battaglia contro le forze della natura. Poco dopo, l’autiere scorse delle sagome confuse oltre il vetro. Metro dopo metro constatò con sollievo di avere raggiunto la meta. Il campo base era a qualche decina di metri da lui. Ancora una volta aveva portato tutti a destinazione. Ora, poteva concedersi un po’ di riposo.

La storia

All’inizio del ventesimo secolo le automobili erano ancora un costoso mezzo accessibile a poche persone. Nonostante ciò, diverse forze armate intuirono le possibili applicazioni nell’ambito della logistica militare, tant’è che già nel 1900 il Ministero della Guerra italiano acquistò un veicolo dotato di motore a vapore. Due anni dopo fu creato un nucleo di militari abiliti alla guida di automobili a benzina, inquadrato nella Brigata Ferrovieri del Genio. Con un atto del Ministero della Guerra questo primo embrione di autisti ricevette il nome di Nucleo Automobilistico.
I Battaglioni Volontari Ciclisti e Automobilisti (BVCA) entrarono in scena nel 1906. Tra loro erano inquadrati ufficiali proprietari di automobili, anche in congedo. Il 1° settembre dello stesso anno furono create due sezioni automobili, a Torino e a Roma. Crebbe in modo graduale l’organico degli autieri, che poterono beneficiare di una formazione specifica. Nel 1910 le sezioni automobili si trasformarono nel Battaglione Automobilisti Genio, dipendente dal 6° Reggimento Ferrovieri.
Il Battaglione partecipò alla guerra italo-turca. Nella battaglia di Zanzur 54 autocarri Fiat 15 Ter garantirono gli spostamenti dei soldati italiani.
Alla vigilia della Prima guerra mondiale esistevano sette compagnie automobilistiche inquadrate nell’artiglieria ma presto la specialità fu esteso a tutto il Regio Esercito. L’impiego degli autocarri si rivelò fondamentale per il trasporto delle truppe. Durante la Battaglia degli altipiani, avvenuta tra maggio e giugno del 1916, si registrò il primo impiego massiccio di autocarri. Questa importate operazione logistica consentì di concentrare un alto numero di soldati lungo il settore della Iª armata, minacciato dagli austriaci. L’episodio viene ricordato ogni anno con la festa dell’Arma, il 22 maggio. Verso la fine della guerra il Battaglione contava tra le sue fila circa 100000 uomini e 350000 mezzi. Gli anni venti segnarono un ulteriore ampliamento dell’organico e la creazione di una grande officina a Bologna. Nel 1926 i trasporti dell’esercito furono organizzati nel “Servizio Automobilistico Militare.” Sei anni più tardi arrivò il motto del reparto: “fervent rotae, fervent animi.”
Nel 1935 il Battaglione diventò un Corpo. L’anno successivo un’autocolonna denominata “della ferrea volontà” viaggio da Dessié ad Addis Abeba (Etiopia) con 1600 veicoli. La massiccia autocolonna partì da Dessié il 26 aprile, preceduta da soldati appiedati. Seguì un percorso difficile, considerate le condizioni della rete stradale etiope. Superando varie avversità, anche climatiche, raggiunsero Addis Abeba il 5 maggio. Durante la Seconda guerra mondiale anche il Corpo Automobilistico ebbe un consistente numero di caduti.
Nel 1948 fu ricostituito il Servizio Automobilistico che tornò ad essere Corpo nel 1981, ampliando le proprie competenze. Oltre alla logistica, fine al rischieramento di uomini e mezzi in teatro operativo, si aggiunse la presa in carico della manutenzione di armi, materiali e mezzi.
Attraverso una serie di ristrutturazioni organizzative si giunse nel 1998, anno in cui il Corpo Automobilistico si trasformò nell’Arma dei Trasporti e dei Materiali dell’Esercito (Tramat)

Organizzazione

In generale i militari appartenenti all’Arma Tramat non suscitano grande interesse, in quanto di solito non vengono impegnati in combattimento. Ciò non significa che non siano in grado di prendere parte ad un azione che richieda l’uso delle armi, poiché in teatro di guerra il pericolo può essere dietro ogni angolo.
Ne è un esempio la vicenda che coinvolse la soldatessa statunitense Jessica Lynch in Iraq nel 2003.
La colonna di rifornimenti con la quale viaggiava cadde in un imboscata. Undici suoi compagni morirono mentre lei fu catturata e liberata in seguito dalle forze speciali USA. La logistica è da sempre stata una componente fondamentale per ogni esercito e da essa è dipeso l’esito di molte battaglie.
Fatta questa premessa, posso descrivere l’organizzazione dell’Arma Tramat, interessata nel 2015 da un’ultima ristrutturazione. I Reggimenti Trasporti e Manovra (in passato Battaglioni Logistici) sono stati inquadrati all’interno delle Brigate dell’Esercito. Questo passaggio ha consentito ai reggimenti di acquisire totale autonomia nella gestione dei servizi. La struttura di tutti i Reggimenti prevede una Compagnia Comando e Supporto Logistico e un Battaglione Logistico articolato su tre compagnie (Mantenimento, Trasporti e Rifornimento). Il 6° Reggimento Logistico “Friuli” è alle dipendenze del Comando dei Supporti Logistici. Si tratta di un’unità in grado di effettuare trasporti ad alta intensità e tecnologia, alla quale è affidata la Gestione Transiti. Completano l’organico l’8° Reggimento Trasporti “Casilina”, il Reggimento di Manovra Interforze e il Reggimento Supporto Tattico Logistico. Quest’ultimo soddisfa le esigenze del Nato Rapid Deployable Corps, con sede a Solbiate Olona (VA).

Principali veicoli in dotazione

ACTL SM 44.30 BAD: gli anni duemila hanno portato novità all’interno del parco mezzi dell’Esercito Italiano. I vecchi ACM 80/90 si erano dimostrati inadeguati nel corso delle missioni svolte durante il decennio precedente. L’Autocarro Tattico Logistico (ATCL) è un moderno veicolo costruito dalla Iveco-Astra di Piacenza. I due modelli principali, l’SM (Standard Military) e l’SHM (Standard Military Heavy), sono configurabili in una buona varietà di allestimenti. La cabina di guida può essere costruita in versione normale o ribassata, con la sagoma che può essere configurata in base al trasporto ferroviario o aereo. Inoltre è prevista la possibilità di aggiungere un kit di blindatura aggiuntivo. La trazione può essere 4×4, 6×6 o 8×8. Una caratteristica importante è la presenza della maggior parte delle componenti in comune su tutti gli allestimenti, questo per facilitare la manutenzione.

Complesso Autoscarrabile “APS 95”: il mezzo nasce da una combinazione dei nuovi ACTL e di un progetto della Cargotec (costruito su licenza in Italia dalla Isoli di Fontaniva, PD). L’APS 95 consente il carico e lo scarico di un container. L’impianto è composto dal veicolo, il container e il sistema che consente la movimentazione del pianale. Il carico e lo scarico avviene tramite un braccio idraulico. Il mezzo è in grado di operare anche su terreni impervi.

Veicolo Multiruolo Iveco VM 90: nonostante sia stato acquisito dall’Esercito a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, il VM 90 è ancora molto utilizzato. Con la sua trazione 4×4 riesce a muoversi su quasi ogni terreno, caratteristica che lo rende molto adatto ad attività tattico logistiche. La Iveco ha messo in produzione tre versioni militari: Torpedo (veicolo telonato), Protetto (dotato di blindatura leggera) e Ambulanza. Il VM 90 ha ottenuto un buon successo anche all’estero, tanto da essere adottato da diversi eserciti (ad esempio Belgio, Portogallo e Spagna).

La logistica è una materia complessa ed affascinante che richiede una complessa pianificazione. Gli uomini e le donne dell’Esercito Italiano conoscono l’importanza dei commilitoni dell’Arma Tramit. Per svolgere ogni missione occorre lavorare come una squadra. Prendendo il gioco del calcio come metafora, senza un buon centrocampo gli attaccanti non riusciranno mai ad andare in rete.

Box 1 Autieri degni di nota

Tra le centinaia di migliaia di persone che hanno servito nell’Esercito come autieri, ce ne sono alcune diventate in seguito molto conosciute. Tra di loro troviamo ben due presidenti della Repubblica Italiana.
Il primo è Sandro Pertini, probabilmente il presidente più apprezzato di sempre. Allo scoppio della Prima guerra mondiale fu assegnato alla 1ª Compagnia Automobilisti del 25° Reggimento Artiglieria da Campagna. Si distinse per una serie di atti di eroismo, tra cui la guida di un assalto al monte Jelenik durante l’undicesima battaglia dell’Isonzo.
Carlo Azelio Ciampi svolse servizio durante la Seconda guerra mondiale in Albania. Il giorno dell’armistizio si trovava in Italia per una licenza. Rifiutando di aderire alla RSI si rifugiò in Abruzzo da cui, dopo una difficile marcia, riuscì a raggiungere le linee alleate.
Tra gli autieri ci fu anche un uomo che della guida fece il suo mestiere. Tazio Nuvolari, mitico pilota automobilistico, servì durante la Prima guerra mondiale nella 22ª Divisione, inquadrata nella Terza Armata.

Box 2 Il Museo Storico della Motorizzazione Militare

All’interno del complesso militare della Cecchignola (Roma) è presente l’unico museo in Italia dedicato alla Motorizzazione Militare. Quando fu aperto nel 1955, per volere del Comandante del Corpo Automobilistico, la sede scelta possedeva spazi troppo limitati. Nel 1991 fu deciso di spostare la struttura presso la Cecchignola, ampliando notevolmente la quantità di materiale esposto.
In cinquantamila metri quadri di spazio sono stati allestiti sei padiglioni che ospitano più di quattrocento veicoli tra automobili, autocarri, motociclette, blindati e carri armati. Tra i pezzi “pregiati” si trovano autocarri come il Fiat 15 Ter (impiegati nella Guerra italo-turca), carri armati M15-42 e P-40, un carro leggero L3(chiamati in modo dispregiativo dai soldati “scatolette di sardine”). Sono presenti anche due aerei leggeri Piper L 18 ed L 21 B.
Un museo che, se si ha l’occasione, vale davvero la pena vedere.

 

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