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Artiglieria Contraerei

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2016

ARTIGLIERIA CONTRAEREI

La mattina era trascorsa tranquilla. Il sole primaverile irradiava la montagna con i suoi tiepidi raggi. Attraverso le scure lenti dei suoi occhiali, il sergente osservò due piccoli uccelli impegnati a rincorrersi cinguettando con allegria. L’aria profumava di fiori. La quiete idilliaca fu interrotta da un rumore in lontananza. Il sergente tolse gli occhiali e afferrò il suo binocolo. Scrutò il cielo per qualche istante individuando la minaccia proveniente a sud ovest della sua posizione. Era un elicottero nemico in rapido avvicinamento. Riusciva a scorgere i piloni laterali carichi di missili. Bisognava abbatterlo. Ordinò al caporale di preparare il suo lanciatore FMI-92 Stinger. L’operatore inquadrò il bersaglio, distante 3000 m. Il sistema d’identificazione lo classificò come nemico confermando l’analisi del sergente. Dopo essersi concesso un lungo respiro, il caporale fece fuoco. Il motore secondario spinse il missile a distanza di sicurezza. Subito dopo si attivò il propulsore principale. Il missile prese velocità e si diresse verso il bersaglio. La testata del missile impattò contro la fusoliera dell’elicottero facendolo esplodere in una palla di fuoco. Pezzi di metallo rovente iniziarono la loro discesa verso il suolo. Il sergente tornò ad indossare gli occhiali da sole. Per il momento poteva tornare a rilassarsi.

La storia

Nel momento in cui sono stati utilizzati dei velivoli durante una guerra è nata la necessità dalla parte opposta di abbatterli. Ad esempio posso citare i prussiani alle prese con le mongolfiere francesi in occasione dell’assedio di Parigi tra il 1870 e il 1871. Nel corso della guerra Italo-Turca gli italiani sperimentarono i primi bombardamenti aerei. I turchi cercarono di abbatterli con quello che avevano sotto mano, ovvero i fucili. In un occasione riuscirono a ferire il capitano Carlo Montù durante un volo di ricognizione.
All’inizio del Primo conflitto mondiale la specialità contraerei non esisteva ancora. Tuttavia, l’esperienza in Nord Africa aveva già instituito nel 1911 una commissione per studiare i materiali utilizzabili nell’attività di contrasto dei velivoli. Il 20 gennaio del 1915 fu istituito il I° Reparto artiglieria contraerei che aveva il compito di mettere in pratica gli studi degli anni passati. In origine furono impiegati cannoni da 70 mm per poi passare a quelli da 75, 75/27 e 76/40, oltre a mitragliatrici e proiettori. I vertici militari si accorsero presto della crescente minaccia da parte delle aviazioni nemiche. Decisero di aumentare l’organico dei reparti contraerei arrivando a schierare circa 300 pezzi d’artiglieria, altrettante mitragliatrici e 4 treni blindati. Fu sperimentato l’utilizzo di artiglieria semovente. Si trattava di pezzi montati su veicoli come l’Autocannone 102/35 su SPA 9000.
Tra le due guerre fu sviluppata ulteriormente la specialità. All’entrata nella Seconda guerra mondiale erano presenti in organico 5 reggimenti contraerei. Le città erano classificate in quelle di primo grado (32) difese da artiglieria e mitragliatrici e in quelle di secondo grado (265) che schieravano solo mitragliatrici.
Nel Dopoguerra l’Esercito fu riorganizzato. Alcuni reggimenti cambiarono specializzazione. Ad esempio il 121° Ravenna che da artiglieria di campagna diventò artiglieria contraerea.
All’inizio i reggimenti erano armati con cannoni Ansaldo da 90/53 ai cui si aggiunsero i Breda Bofors da 40/70.
Negli anni sessanta i reparti furono equipaggiati con il sistema missilistico terra-aria Raytheon MIM 23 Hawk. Nei due decenni successivi arrivarono nuovi armamenti. Il SIDAM 25 è sistema antiaereo semovente basato sullo scafo dell’ M113. Sulla torretta sono montati 4 cannoncini da 25 mm Oerlikon KBA. Il sistema missilistico Skyguard è equipaggiato con i missili Aspide. Per ultimo, il famoso missile spalleggiabile terra-aria FIM 92 Stinger.
Attraverso le varie ristrutturazioni dell’Esercito si arrivò al 1999, anno in cui l’Arma dell’Artiglieria fu divisa nelle specialità Terrestre e Contraerei.

Organizzazione

A Sabaudia (LT) è basato il Comando Artiglieria Contraerei. La sua costituzione, avvenuta nel 2009, ha fatto seguito alla soppressione del Comando Brigata Artiglieria Contraerei e del Centro Addestramento Contraerei. Da ciò si evince che il nuovo ente ha funzioni sia di comando che di addestramento del personale.
Dal Comando Artiglieria Contraerei dipendono quattro reggimenti:
Reggimento Addestrativo Artiglieria Contraerei;
4° Reggimento Artiglieria Contraerei “Peschiera”;
17 ° Reggimento Artiglieria Contraerei “Sforzesca”;
121 ° Reggimento Artiglieria Contraerei “Ravenna.”
Oltre ai reggimenti, è in organico La Banda del Comando Artiglieria Contraerei, istituita nel 1970.

Armamenti contraerei in uso

RAYTHEON MIM-23 HAWK; sistema missilistico costruito negli Stati Uniti negli anni 60 che ha avuto una forte diffusione nel mondo. Ogni piattaforma è composta da tre missili Hawk. Nel corso degli anni ha subito diversi aggiornamenti. Attualmente in fase di radiazione.

FIM 92 STINGER; sistema d’arma spalleggiabile per la difesa da minaccia aerea a basse quote. Si compone di tubo di lancio, unità di alimentazione, sistema di identificazione del bersaglio e missile terra-aria. Prodotto negli Stati Uniti ed entrato in servizio negli anni 80. Durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan gli americani fornirono un certo numero di Stinger ai mujahideen.

SKYGUARD ASPIDE; sistema missilistico a tecnologia laser realizzato da MDBA Italia e Rheinmetall. Viene utilizzato il missile terra-aria Aspide, adottato anche dalla Marina Militare. Il sistema è composto da una centrale di tiro e da due lanciatori chiamati U2. Una delle caratteristiche più importanti è la possibilità di approntare l’arma per il fuoco in pochi minuti.

SAMP/T; sistema d’arma adottato di recente per sostituire gli ormai obsoleti Hawk. Prodotto da un consorzio europeo di cui fa parte anche la MDBA Italia. Il missile utilizzato è l’Aster 30, in grado di intercettare missili balistici. Il sistema può essere montato su varie piattaforme, tra cui i camion Astra 8×8. I tempi di approntamento sono rapidi e la mobilità è elevata. L’elevato costo ha permesso di acquistare un numero limitato di batterie.

Dopo un secolo di vita, la specialità contraerei rimane una componente importante per la sicurezza di installazioni civili/militari e per le forze impiegate nei teatri di battaglia. La sfida è quella di rimanere al passo con l’evoluzione di velivoli e missili tattici per non farsi trovare mai impreparati ad affrontare le minacce provenienti dal cielo.

Box 1 Carlo Montù

Il generale Carlo Montù è stato coinvolto in quello può essere considerato il primo successo del fuoco contraereo. Nacque a Torino il 10 gennaio 1869 ed ebbe una vita piuttosto interessante. Frequentò la Regia Accademia Militare di Torino uscendone col grado di sottotenente d’Artiglieria e si laureò in Ingegneria Elettrotecnica. Fu anche calciatore della squadra Internazionale Torino, arrivando alla finale nel primo campionato di calcio italiano. Si occupò di ferrovie e fondò insieme ad altri soci la Società Aviazione Torino (divenuta in seguito Aeroclub Torino). Nel periodo 1909-1913 svolse la carica di deputato. Nel 1911 il Regio Esercito lo richiamò in servizio con il grado di Capitano d’Artiglieria e lo assegnò al Corpo degli osservatori Aerei e Lanciagranate. In quel reparto fu tra i pionieri del bombardamento aereo insieme a personaggi come il capitano Carlo Maria Piazza. In uno di quei voli, il 31 gennaio 1912, Montù fu ferito dai soldati turchi che sparavano con i loro fucili. Il capitano riuscì a sopravvivere. Tornò in Italia qualche mese dopo e partecipò anche alla Prima guerra mondiale. Nel frattempo assunse la presidenza della FICG e nel Dopoguerra si dedicò anche al CONI. Durante la Seconda guerra mondiale fu richiamato al Ministero della Guerra con il grado di Generale di Divisione. Morì a Bellagio (Co) il 19 ottobre del 1949.

Box 2 Flak 88 italiani

Il Flak 88 è forse uno dei più famosi armamenti utilizzati durante la Seconda guerra mondiale. Si trattava di un cannone da 88 mm prodotto in Germania e studiato inizialmente per la difesa contraerea. Durante la Guerra civile spagnola i tedeschi li utilizzarono contro bersagli terrestri. Anche se l’esperimento diede buoni risultati fu però solo nel 1940 che si codificò l’utilizzo anche in modalità controcarro.
Al momento di entrare in guerra anche il Regio Esercito italiano era in possesso di un certo numero di Flak 88. Nel 1939 l’Italia vantava un credito di circa 300 milioni di lire nei confronti della Germania per la fornitura di materiale bellico. I vertici militari decisero di accettare il pagamento con una fornitura di armi contraeree. Chiesero 50 batterie di Flak 88 ma la Germania non ne aveva a disposizione. Si decise di fornire una parte del materiale richiesto integrato da pezzi da 75 mm sottratti alla Cecoslovacchia dopo l’occupazione. I cannoni, nominati rispettivamente 88/55 e 75/50, arrivarono in Italia 1940. Le batterie furono in parte schierate a difesa delle città italiane e in parte inviate in Libia. Il Regio Esercito utilizzò i pezzi da 88/55 durante i combattimenti in Nord Africa. In Italia ci fu un ulteriore dispiegamento di batterie che, seppur manovrate da uomini del Regio Esercito, rimasero di proprietà tedesca. La movimentazione dei cannoni era affidata agli autocarri Lancia 3RO. Nel 1943 fu costituita la Divisione corazzata M, i cui 24 pezzi da 88/55 erano corredati dai cingolati SdKfz7 per il trasporto.
Dopo l’armistizio la Germania si riappropriò delle batterie cedendone alcuni esemplari alla RSI.

Alessandro Cirillo

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