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Aviazione Navale

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2017

Dal ponte di volo della portaerei Cavour si poteva godere il meraviglioso spettacolo che offriva l’immensa distesa azzurra del mare. L’aria carica di salsedine si insinuava nelle narici di tutti gli uomini e le donne presenti. In lontananza si scorgevano le navi di scorta che procedevano tranquille a protezione della portaerei. All’improvviso, un puntino comparve nel cielo sgombro da nuvole. Si fece sempre più grande fino ad assumere i contorni di un aereo. Il caccia rallentò fino a fermarsi ad una decina di metri sopra la nave. Poco dopo, iniziò una lenta discesa che si concluse soltanto quando il carrello toccò il ponte di volo con la delicatezza di un’ape che si posa su un fiore. Appontaggio perfetto. Il comandante della nave approvò la manovra con un leggero cenno del capo. Anche se aveva visto decine e decine di appontaggi, si sentiva sempre orgoglioso della preparazione dei suoi marinai. Il sole stava per tramontare, per quel giorno le attività di volo erano finite ma l’indomani i suoi aerei sarebbero tornati in aria.

La Storia

Non tutti sanno che l’Aviazione Navale della Marina Militare è un reparto che vanta una storia centenaria, che precede anche la creazione ufficiale dell’Aeronautica Militare.
Il ventesimo secolo era appena iniziato e gli aerei stavano spiccando i loro primi voli. Tuttavia, nel mondo militare c’era già chi aveva compreso le svariate applicazioni a cui si potevano prestare.
Ne è un esempio il Tenente di Vascello Mario Calderara, che tra il 1906 e il 1907 realizzò il prototipo di un aliante con caratteristiche di un idrovolante. Utilizzò il cacciatorpediniere Lanciere per effettuare una serie di voli sperimentali, nei quali si faceva trainare per alzarsi in volo per poi ammarare successivamente. Tre anni dopo, Calderara diventò il primo ufficiale italiano ad ottenere il brevetto di pilota di aeroplano. Nello stesso periodo il Tenente di Vascello Guido Scelsi volò con un dirigibile riuscendo a percorrere quasi cinquecento chilometri senza effettuare scali. Cito ancora il capitano Alessandro Guidoni che creò un idrovolante modificando un biplano Fareman. Quest’ultimo lavorò insieme a Calderara alla costruzione del primo idrovolante italiano.
La guerra italo-turca rappresentò il battesimo del fuoco di questo primo embrione di aviazione italiana. Piloti del Regio Esercito e della Regia Marina effettuarono numerosi voli di ricognizione, oltre che il primo bombardamento aereo della storia.
Nel giugno 1913 fu istituito il Servizio Aeronautico della Regia Marina. Meno di un mese dopo l’ammiraglio Paolo Tahon Revel diventò Capo di Stato Maggiore della Marina, contribuendo allo sviluppo della nascente specialità.
Già dal 1912 era stata studiata la possibilità di imbarcare degli idrovolanti su alcune navi. Dopo una serie di esperimenti, l’incrociatore Elba subì dei lavori che permisero di costruire un hangar in grado di alloggiare un paio di velivoli, oltre alla possibilità di sistemarne altri due sul ponte. Nel 1915 all’Elba si affiancò la nave mercantile Quarto, ribattezzata Europa e modificata per imbarcare quattro idrovolanti Macchi M.5.
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale, la Regia Marina disponeva di quindici idrovolanti e tre dirigibili. Alla fine del conflitto i numeri aumentarono in modo notevole, arrivando a comprendere più di seicento tra idrovolanti e aerei, oltre che venticinque dirigibili. I piloti del Servizio Aeronautico combatterono con onore, perdendo 120 uomini. Gabriele D’Annunzio comandò per un periodo la “Squadra Aerea San Marco”, nata nel 1917 e prima in Italia ad essere equipaggiata con velivoli siluranti. Il Re Vittorio Emanuele III, nel 1920, cambiò il nome del Servizio Aeronautico in “Forza Aerea della Regia Marina.” Insignì anche la Bandiera di Guerra della Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Nel 1923 la nave Città di Messina, appartenente alle Ferrovie dello Stato, fu riconvertita in nave appoggio per idrovolanti e ribattezzata Giuseppe Miraglia.
La creazione della Regia Aeronautica minò l’indipendenza della Forza Aerea della Regia Marina. Nel 1931 la Regia Aeronautica inglobò nella sua struttura la specialità della Marina e sei anni più tardi ne prese in carico i velivoli. La Regia Marina entrò in guerra con quarantadue idrovolanti IMAM Ro.43.
In seguito, il numero salì fino a sfiorare la quota di 200 apparecchi. Il Ro.43 era inadeguato per l’utilizzo come caccia, quindi ai velivoli fu assegnato il compito di osservazione e supporto dell’artiglieria navale. Nel corso del conflitto i caccia RE 2000 aumentarono l’organico degli aerei. Una versione catapultabile fu imbarcata su alcune navi, tra cui la corazzata Roma.
Le restrizioni alle Forze Armate italiane nel Dopoguerra colpirono duramente la Regia Marina, nel frattempo diventata Marina Militare. Gli anni cinquanta videro la sperimentazione di velivoli ad ala rotante. Un elicottero Bell 47 partecipò a delle prove di appontaggio sull’incrociatore Garibaldi. I risultati convinsero i vertici della Marina ad acquistare sette velivoli. La scelta dell’ala rotante era dettata anche dal fatto che la Marina non riuscì a dotarsi di propri aerei. Un tentativo fu fatto nel momento in cui gli Stati Uniti cedettero all’Italia ventiquattro aerei Curtiss S2C-Helldriver, destinati alla costituzione di una reparto della Marina per attività antisommergibile. I velivoli non arrivarono mai alla Marina poiché furono assegnati all’Aeronautica. Dopo una serie di contenziosi si decise di costituire un reparto di Aviazione antisommergibile. Gli aerei erano in carico all’Aeronautica ma l’impiego operativo era affidato alla Marina, con equipaggi misti.
Tornando all’ala rotante, nel 1956 fu costituito il 1° Gruppo elicotteri presso la nuova base MARIELIPORT di Augusta. Tre anni dopo il reparto si trasferì a Catania. Con la creazione del 2° Gruppo elicotteri, l’organico dei velivoli e del personale aumentò. Oltre agli elicotteri Bell 47 furono acquistati anche i Sikorsky SH-34 Seabat e gli Agusta- Bell AB-204 B.
Il 31 ottobre del 1964 la crescita della nuova Aviazione Navale subì un arresto. Un potente tromba d’aria si abbatté sulla base di Catania, danneggiando strutture e apparecchi (sette elicotteri distrutti e otto danneggiati). Nonostante il grave episodio l’Aviazione Navale continuò ad andare avanti. Arrivarono i nuovi elicotteri Sikorsky SH-3D Seaking, rimasti in servizio per molti anni. I primi velivoli andarono in carico al 3° Gruppo elicotteri, nato nel 1968. Nello stesso anno fu completata una nuova base presso Luni, in provincia di La Spezia. In quell’aeroporto si installò il neo costituito 5° Gruppo elicotteri. Nel 1976 la Marina prese possesso dell’aeroporto di Grottaglie, creando la sua terza base e alloggiando il 4° Gruppo elicotteri. Il reparto ricevette gli elicotteri Agusta-Bell AB-212, che sostituirono i 204.
Riguardo alla possibilità di imbarcare dei velivoli, la Marina Militare raggiunse il primato di varare le prime navi portaelicotteri. Si trattava delle fregate classe Bergamini.
Il 1985 segnò un ulteriore punto di svolta con il varo della portaerei leggera Giuseppe Garibaldi (inizialmente classificata come incrociatore portaelicotteri). Era la prima unità italiana di quel genere. In passato c’era stato un tentativo di riconvertire due transatlantici (il Roma e l’Augustus) dopo la battaglia di Capo Matapan. La costruzione delle navi non fu mai completata.
La portaerei Garibaldi entrò in servizio imbarcando elicotteri ma il vero salto di qualità si sarebbe avuto con velivoli ad ala fissa. Ciò non era possibile a causa di una vecchia legge risalente agli anni trenta. Per abbattere l’impedimento fu necessario un disegno di legge presentato dall’allora Presidente del Senato Francesco Cossiga. Nel 1989 la Marina Militare fu libera di imbarcare aerei a bordo di unità navali. La scelta cadde sugli AV-8 Harrier II, in grado di decollare anche verticalmente. Il 23 agosto del 1991 furono consegnati i primi due velivoli in versione bi-posto, a cui seguirono altri sedici esemplari mono-posto.
Con l’arrivo del 2000, la struttura dell’Aviazione Navale subì una riorganizzazione che portò alla creazione del Comando Forze Aeree (COMFOAER). Dall’anno successivo iniziarono le consegne dell’elicottero EH-101 per sostituire i vecchi SH-3D. In seguito arrivarono anche gli SH-90 per rimpiazzare gli AB 212. La componente ad ala fissa si arricchì con tre Piaggio P-180, utilizzabili per diversi scopi.
L’ultima tappa fondamentale per la Marina è stata l’acquisizione della prima vera portaerei italiana. Nel 2008 è entrata in linea la Cavour, oggi Nave Ammiraglia della Marina. La portaerei offre la possibilità di imbarcare una ventina di velivoli tra elicotteri ed aerei.

Organizzazione
L’Aviazione Navale dipende dal sopracitato COMFORAER, che ha sede a Roma. La struttura è formata da sei gruppi di volo dislocati in tre basi.
MARISTAELI Catania: ospita i Gruppi elicotteri 2° e 3°.
MARISTAELI Luni: ospita i Gruppi elicotteri 1° e 5°. All’interno del 1° Gruppo è inquadrato il Reparto Eliassalto, addestrato a interagire con gli operatori del COMSUBIN e della Brigata Marina San Marco.
MARISTAER Grottaglie: ospita il 4° Gruppo Elicotteri e il GRUPAER (il reparto che raggruppa i velivoli imbarcati a bordo della navi).
Presso l’aeroporto di Pratica di Mare è basato il SEZAER che ha in carico i tre Piaggio P-180.
L’aeroporto di Sigonella ospita invece il 41° Stormo Antisom dell’Aeronautica. All’interno dello Stormo è inquadrato l’88° Gruppo di volo che utilizza equipaggi misti, anche se di fatto dipende dalla Marina Militare.

Aeromobili in servizio

Agusta-Bell AB-212; la Marina ha in organico due versioni. La prima denominata ASW è destinata alla lotta antisommergibile. L’elicottero può trasportare due siluri MK-46 ed è dotato di galleggianti d’emergenza per il volo sul mare. La versione Eliassalto marittimo è progettata per supportare le operazioni delle forze speciali e della Brigata Marina San Marco. Oltre ad una corazzatura aggiuntiva, può essere armata con mitragliatrici e razzi. A bordo si possono trasportare fino a cinque operatori.
NH Industries SH-90; versione per la Marina dell’ NH-90. La versione NFH può svolgere missioni di ricerca e soccorso (SAR), antinave e di trasporto (fino a 14 soldati con relativo equipaggiamento). Sia le pale che la coda possono essere ripiegate rendendolo ottimo per l’imbarco sulle navi. La versione TTH è destinata al trasporto di soldati (fino a 20) o materiali oltre che altre attività come l’aviolancio o le operazioni di soccorso sanitario. Una rampa posteriore facilita il carico e lo scarico.
Agusta-Westland EH-101; tre versioni disponibili per la Marina. ASW/ASUW per missioni antinave e antisommergibile; Early Warning per ricerca e tracciamento di bersagli aerei (HEW) e pattugliamento marittimo, ASH per operazioni speciali (quest’ultima versione dà la possibilità di installare una mitragliatrice a canne rotanti Gatling).
AV-8B Harrier II; caccia imbarcato sulle portaerei Cavour e Garibaldi. In grado di decollare con pochissima pista disponibile e di atterrare in verticale (queste caratteristiche sono denominate capacità STOVL). Può essere armato con missili aria-aria (Sidewinder e AMRAAM), missili aria-terra (Maverick), bombe (Mk.82 e Mk.20). L’armamento secondario è completato da un cannone a canne rotanti da 25 mm con una riserva di 300 proiettili. L’impiego principale dell’ Harrier è la difesa aerea della flotta ma può anche essere utilizzato per missioni di attacco.
Piaggio P -180 Maritime; aereo da trasporto dotato di due turboeliche. Tramite il montaggio di appositi kit può essere utilizzato per trasporto persone/materiali, pattugliamento marittimo o trasporto medico.
Breguet Altantic BR-1150 Mk.1; aereo bimotore creato per la lotta antisommergibile. Può essere impiegato per il pattugliamento marittimo, operazioni SAR e trasporto persone/materiali. È in dotazione all’ 88° Gruppo di volo del 41° Stormo. L’equipaggio di 13 uomini è misto tra Marina ed Aeronautica.

Dal Dopoguerra in poi, l’Aviazione Navale ha partecipato a pressoché tutte le operazioni internazionali che hanno coinvolto la Marina Militare, oltre che missioni nazionali a sostegno della popolazione come in occasione del terremoto dell’Irpinia. Nel futuro prossimo si prospettano nuove sfide, tra cui la sostituzione degli Harrier II con i nuovi caccia di quinta generazione Lockeed Martin F-35. La Marina adotterà quindici esemplari allestiti nella versione B, che ha capacità STOVL proprio come gli Harrier II. Inoltre, è prevista la sostituzione dei cinque BR-1150 Atlantic con altrettanti ATR-72 ASW.
I marinai dell’Aviazione Navale sapranno affrontare tutte le sfide future con lo stesso spirito dei pionieri dell’aria che li hanno preceduti più di un secolo fa.

Box 1 Mario Calderara

Classe 1879, è stato uno dei pionieri del volo italiano, oltre che il primo pilota brevettato. Figlio di un generale degli alpini, si interessò già da piccolo alle questioni marinare. Nel 1898 fu ammesso all’Accademia Navale di Livorno, dalla quale uscì tre anni dopo con il grado di guardiamarina. A lui si devono i primi esperimenti della Marina con gli aerei. Fu grande amico con i fratelli Wright, da cui ricevette lezioni per ottenere il primo brevetto di pilota in Italia. Di fatto divenne anche il primo istruttore di piloti italiani. Nel 1911 progettò e costruì un modello di idrovolante. Dopo il congedo dalla Marina, si spostò a Parigi dove fondò una redditizia attività commerciale nel settore aeronautico. Nel 1939 tornò in Italia e morì a Verona cinque anni più tardi.

Box 2 Droni per la Marina

I velivoli a pilotaggio remoto (APR), più comunemente chiamati “droni”, sono ormai una dotazione standard delle forze armate. La Marina Militare non fa eccezione. Sono stati condotti una serie di prove a bordo della Nave Bersagliere che hanno interessato un modello di Schiebel Camcopter S-100. Si tratta di un APR ad ala rotante che nelle forme ricorda proprio un elicottero. È azionato da un motore Wankel da 50 hp di potenza. Dopo l’esito positivo delle prove, la Marina Militare ha acquistato in leasing due esemplari di S-100 che ha installato sulla nave San Giusto. Il sistema Camcopter è composto dai due velivoli, una stazione di controllo e una cabina di pilotaggio. L’apparato di sorveglianza è costituito da un sensore elettro-ottico ad infrarosso (EO/IR) montato in una torretta. L’S-100 è stato utilizzato con successo nelle attività di ricerca delle navi cariche di migranti. L’Aviazione Navale ha così acquisito un nuovo importante supporto per le proprie attività.

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