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Cacciatori di Calabria dei Carabinieri

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 4 del 2016

Un soffio di aria gelida investì un gruppo di faggi facendone oscillare i rami. Alcune foglie giallognole si staccarono iniziando la discesa verso il terreno. Da diverse ore la notte aveva steso il suo scuro mantello sulle montagne dell’Aspromonte. Un bell’esemplare di Barbagianni volteggiò tra gli alberi alla ricerca del suo pasto. Il suo grido stridente echeggiò nelle tenebre. Era ignaro che sotto di lui, ben mimetizzati, anche due uomini erano in attesa della loro preda.
Otto ore prima due carabinieri avevano allestito una postazione di sorveglianza. Da allora era rimasti quasi immobili sfidando il freddo pungente. La tuta da combattimento in gore tex aiutava a mantenere il corpo caldo. Sopra la tuta indossavano una ghillie suit che li mimetizzava in modo impeccabile con l’ambiente. Un centinaio di metri sotto di loro c’era una mezza dozzina di edifici, niente più che piccole capanne per pastori. La cosa poteva passare in secondo piano se non fosse stato per la sentinella che pattugliava costantemente il perimetro. Un uomo di guardia significava qualcosa o qualcuno da proteggere.
In quelle otto ore i due carabinieri avevano assistito all’avvicendarsi di tre uomini nei turni di guardia. Ogni ora avveniva un cambio di turno. L’apertura improvvisa della porta di un edificio premiò la paziente attesa dei due militari. Un uomo di mezza età uscì all’esterno per fumare una sigaretta. Era infagottato in un pesante cappotto con il cappuccio tirato sulla testa. Con le dita corte e tozze si accese una sigaretta. Attraverso un potente cannocchiale ad infrarossi, i carabinieri osservarono un volto paffuto e in apparenza innocuo.
“Abbiamo fatto centro!” sussurrò uno degli osservatori concedendosi un sorriso.
Quel volto grassottello apparteneva a un pericoloso latitante ricercato da cinque anni. La soffiata che avevano ricevuto si era rivelata corretta. Ora bisognava contattare la base a Vibo Valentia dove una squadra era pronta ad intervenire. Lo Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” era pronto a piombare su un’altra preda.

La storia
La regione della Calabria presenta una conformazione prevalentemente collinare e montuosa. Le zone pianeggianti rappresentano solo il 9% del territorio. Ci sono paesi che, pur essendo poco distanti in linea d’aria, sono difficili da raggiungere a causa dell’alternarsi di valli e zone montuose. Questo tipo di conformazione geologica gioca a vantaggio di organizzazioni criminali che riescono a erigere roccaforti quasi impenetrabili. Nel “quasi” entrano in gioco reparti speciali delle forze dell’ordine come lo Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” dei Carabinieri.
L’istituzione ufficiale del reparto avvenne il 1° luglio del 1991 ma squadriglie di carabinieri cacciatori operavano già in Calabria dal 1987. Fino ad allora, i Carabinieri contrastavano il crimine organizzato con i reparti della territoriale. La preoccupante crescita della malavita e l’asprezza del territorio fecero sorgere l’esigenza di poter disporre di un’unità con elevata competenza nell’infiltrazione, sorveglianza e attacco. Il nome “cacciatori” richiama una specialità presente fin dall’antichità in ogni esercito. Si tratta di unità armate in modo leggero con compiti di infiltrazione ricognizione e disturbo delle forze nemiche. Gli antichi Romani, ad esempio, oltre ai letali legionari disponevano dei Velites. Questi ultimi, agili e veloci, venivano utilizzati per iniziare gli scontri riversando sul nemico una pioggia di giavellotti prima di lasciare il posto alle truppe pesanti. Con la comparsa delle armi da fuoco sui campi di battaglia, iniziarono ad essere equipaggiati dei reparti di abili tiratori in eccellente forma fisica. Il loro utilizzo avveniva per azioni di sorveglianza o per mettere in atto piccole scaramucce e agguati. La denominazione di cacciatori iniziò a diffondersi grazie al Re di Prussia Federico II. Nei suoi contingenti di tiratori utilizzò i figli dei migliori guardiacaccia del Regno. La Francia imitò l’idea di Federico II e in seguito anche molti altri eserciti europei annoveravano tra le loro fila i cacciatori.
I Cacciatori dei Carabinieri rappresentano l’estrema evoluzione di queste unità. Dalla loro creazione hanno svolto numerose operazioni volte al contrasto della criminalità organizzata calabrese. Nel 1993 fu creata un’unità analoga, lo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sardegna” con sede ad Abbasanta (OR).

Attività principali

La lotta alla criminalità organizzata si compone di una serie di attività. In origine lo Squadrone si occupava in prevalenza del fenomeno dei sequestri di persona. In seguito si è orientato verso altre attività, una delle quali è la caccia a latitanti. Nel corso degli anni i Cacciatori di “Calabria” hanno catturato più di duecento criminali, spesso nascosti in zone impervie della regione. Altro importante compito è l’individuazione e la distruzione delle piantagioni di droga, diffuse nelle zone meno accessibili. Con queste operazioni si intacca un’importante fonte di guadagno per la criminalità.

Organizzazione

Lo Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” è inquadrato nel Gruppo Operativo Calabria. L’ente è stato istituito il 1° settembre 1992 allo scopo di esercitare un’azione di controllo capillare della regione in ausilio ai reparti della territoriale. Al vertice della struttura c’è il Vicecomandante dei Carabinieri Regione Calabria. Il Gruppo Operativo Calabria ha in seno anche una Compagnia Speciale che supporta la territoriale nella attività di ordine pubblico, pattuglia e perlustrazione.
La sede dei Cacciatori è denominata “Base Logistica Operativa”. È situata presso l’aeroporto “L. Razza” di Vibo Valentia, che ospita anche la Compagnia Speciale, il Nucleo Cinofili e l’8° Nucleo Elicotteri. Quest’ultimo ricopre un ruolo importante nell’attività di sorveglianza in appoggio ai Cacciatori. Inoltre il notevole traffico di elicotteri serve a mimetizzare le attività in corso dello Squadrone. Eventuali osservatori non sono in grado di stabilire se a bordo di un velivolo si possono trovare dei Cacciatori.
Il Comandante del reparto e la Squadra Comando dirigono due plotoni che inquadrano quindici squadriglie (di cui due composte interamente da esperti rocciatori). Entrambi i plotoni sono guidati da un comandante. In ogni squadriglia è presente almeno un pattugliatore scelto e un tiratore scelto.

Selezione e addestramento

Per integrare i ranghi i Cacciatori possono attingere sia dal Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” sia da altre struttura dell’Arma. Questi ultimi devono superare una dura selezione consistente in visite mediche e prove ginnico sportive. Chi supera i test viene inviato presso il “Tuscania” per partecipare a un corso di formazione della durata di sette settimane. Durante il corso vengono trattate materie come addestramento al tiro e al combattimento, topografia, impiego di equipaggiamenti e mezzi speciali, tecniche di elisbarco, ardimento. I candidati possono in seguito acquisire una specializzazione optando tra quelle di tiratore scelto, pattugliatore scelto, rocciatore, istruttore di tiro, istruttore d’ardimento o istruttore di difesa personale.
Anche quando si diventa Cacciatore l’addestramento non finisce mai. Periodicamente tutti gli operatori partecipano a sessioni di addestramento che includono argomenti come esplorazione tattica, CQB (Close Quarter Battle), interdizione e contro interdizione di un’area sia con lezioni teoriche che prove pratiche. In questi aggiornamenti viene anche studiata a fondo la criminalità organizzata calabrese.

Modalità operativa

Le capacità di infiltrarsi in territorio nemico e osservare rappresentano l’arma vincente dei Cacciatori. Il reparto può svolgere sia missioni decise in modo autonomo sia quelle denominate SAT (Supporto all’Arma Territoriale.) Dopo la pianificazione, i Cacciatori vengono inseriti all’interno dell’area dell’operazione. Spesso si tratta di zone impervie sotto lo stretto controllo delle organizzazioni criminali. L’inserimento può avvenire per via aerea, grazie al supporto dell’8° Nucleo Elicotteri. Le missioni si svolgono in prevalenza di notte. Gli operatori perlustrano il territorio, se necessario restando sul campo anche per giorni interi. Possono mettere in atto un piano di controllo del territorio organizzando vari POA (Posti di Osservazione e Allarme). Nella pratica si tratta di postazioni occultate che possono avere lo scopo di sorveglianza ma anche di attacco a un determinato obbiettivo, colpendo in modo duro e rapido.

Diventare un Cacciatore non è da tutti, ancora più difficile è esserlo tutti giorni. Si tratta di un lavoro difficile, che comporta tanti sacrifici e che non può essere svolto senza una forte componete di passione e senso del dovere.

Box 1 Armi e mezzi in uso

Gli armamenti in uso devono essere per forza adatti ai teatri operativi estremi che coinvolgono i membri dello Squadrone. Gli operatori possono contare sulle dotazioni di armi ed equipaggiamenti impiegati da reparti delle forze speciali. Per sopravvivere in montagna occorrono indumenti comodi e caldi, come le tute in gore tex, insieme ad attrezzatura specialistica e calzature adatte. La sorveglianza viene effettuata con strumenti tecnologici in grado di operare di giorno e di notte, con potenti zoom ottici. Anche se sono esperti di topografia, i Cacciatori possono contare su moderni localizzatori satellitari. Le comunicazioni sono assicurate da moderni apparati radio dotati di laringofono e PTT anulare. Le trasmissioni avvengono su un canale separato dalla rete ordinaria di trasmissioni in uso ai Carabinieri.
Tra le armi utilizzate troviamo le classiche in uso nelle forze speciali, come pistole Beretta 92 FS, pistole mitragliatrici HK MP5 A5 o l’intramontabile Beretta M12S. Nell’arsenale si trova anche il fucile a pompa Franchi SPAS 15 MIL o il fucile d’assalto Beretta SCP 70/90. I tiratori scelti possono optare per vari fucili di precisione tra cui gli HK G3-SG1 e MSG90 o il sempre valido Accuracy International AW Sniper.
Per gli spostamenti via terra il parco veicoli dello Squadrone dispone di veicoli adatti all’utilizzo in zone difficili come i Land Rover Defender nelle versioni 90 e 110 o gli Iveco Comby 4×4. Oltre ai veicoli con la livrea istituzionale ce ne sono diversi con targa civile per passare inosservati quando vi è la necessità.

Box 2 8° Nucleo Elicotteri

L’attività dei Cacciatori di “Calabria” si svolge con il prezioso supporto dell’8° Nucleo Elicotteri, basato presso l’aeroporto “L. Rizzi” di Vibo Valentia. Il reparto è dipendente dal Servizio Aereo Carabinieri (SA) come altri 13 nuclei di elicotteri sparsi su tutto il territorio italiano. Il SA include anche l’Ufficio dei Servizi Aereo e Navale e il Raggruppamento Aeromobili Carabinieri (RAC).
In ogni nucleo di norma è presente una componente di velivoli leggeri e una di velivoli multiruolo. Tra i leggeri ci sono gli AW 109 nelle versioni E e N, e i Bell 206 Jet Ranger. L’elicottero multiruolo in dotazione è l’Agusta- Bell AB 412 in grado di trasportare 13 uomini oltre ai piloti. Viene impiegato per il trasporto delle squadriglie di cacciatori. Il Servizio Aereo Carabinieri possiede anche un aereo leggero Piaggio 180 utilizzato per il trasporto VIP.

Alessandro Cirillo

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