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4° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 1 del 2016. Il trillo della sirena echeggiò nell’edificio facendo sobbalzare dalla sedia i due piloti. In un attimo scattarono in piedi per recuperare l’attrezzatura di volo. Poco dopo uscirono all’esterno e iniziarono a correre verso gli hangar. Due aerei da caccia Eurofighter 2000 Typhoon erano già pronti al decollo. Arrivarono ai velivoli e risalirono veloci la scaletta metallica. Un team di specialisti stava ultimando gli ultimi preparativi per il volo. I tettucci dei Typhoon furono richiusi. Gli ultimi controlli e furono pronti a rullare sulla pista distante un centinaio di metri.  I piloti non sapevano ancora dove erano diretti, per il momento la priorità era decollare. Una volta in cielo avrebbero ricevuto informazioni più dettagliate. Era appena stata attivata una procedura chiamata in gergo “scramble.” Gli aviatori avevano il compito di decollare e intercettare un velivolo che era entrato nello spazio aereo italiano senza stabilire un contatto radio con le autorità. La situazione poteva essere una minaccia per la sicurezza nazionale. I due caccia raggiunsero la pista di decollo e si allinearono. Il primo pilota  azionò la manetta facendo accelerare l’apparecchio sull’asfalto rovente. Raggiunta la velocità giusta tirò la cloche. Il carrello anteriore si staccò dalla pista. In poco tempo entrambi i velivoli erano in volo diretti verso il nord Italia. L’aeroporto “Corrado Baccarini” di Grosseto era già centinaia di metri sotto di loro. Attraverso il tettuccio trasparente, si poteva ammirare il litorale toscano con i suoi numerosi stabilimenti balneari. Viaggiando a […]

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32° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 5 del 2015. Il SUV nero continuò ad avanzare lungo la strada sterrata sollevando una fitta nuvola di polvere.  L’autista individuò in lontananza un gruppo di edifici diroccati. Era lì che doveva dirigersi. Pochi minuti dopo il mezzo entrò nel silenzioso villaggio, abbandonato ormai da tempo. Parcheggiò davanti a un vecchio magazzino le cui pareti mostravano una fila di grossi buchi, come in una bocca sdentata. Due uomini armati dell’immancabile AK 47 sorvegliavano un autocarro sporco di terra. Sul cassone c’era qualcosa coperto da un telo.  Dal SUV uscì un uomo che, nonostante i trenta gradi di temperatura,  indossava un costoso completo elegante. Avanzò verso il furgone seguito da due guardie del corpo, uno di loro trasportava una valigetta. Dal magazzino uscirono fuori altri tre uomini che andarono incontro ai nuovi arrivati. Quello che sembrava il capo, riconoscibile da una folta barba scura, salutò il tizio vestito elegante. Senza troppi indugi il gruppo raggiunse il retro dell’autocarro.  Il barbuto scostò un poco il telo che riparava la sua merce. Il suo acquirente rimase qualche istante in riflessione prima di approvare con un cenno della testa. Una delle guardie del corpo aprì la valigetta mostrando una fila ben ordinata di banconote da cento dollari. La transazione illegale era stata completata senza intoppi. Almeno era quello che pensavano. Sia l’acquirente che il venditore ignoravano una discreta presenza che li stava osservando migliaia di metri sopra le loro teste. Un velivolo a pilotaggio remoto Predator B […]

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Virginio Fasan

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 4 del 2015. La fregata procedeva ad una velocità di quindici nodi sotto un cielo sgombro da nuvole. Il sole si specchiava sul mare leggermente mosso, le cui onde si infrangevano contro la prua della nave. All’improvviso l’allarme generale suscitò le attenzioni di tutti gli uomini dell’equipaggio. “Velivolo sconosciuto in avvicinamento. Tutti ai posti di combattimento.” La voce del comandante risuonò all’interno dei locali della nave, i marinai sapevano cosa fare. Raggiunsero veloci le loro postazioni. All’interno della Centrale Operativa di Combattimento tutti erano con il fiato sospeso, il velivolo era stato classificato come nemico. Se non avesse cambiato direzione entro breve sarebbe stato necessario abbatterlo. I secondi passavano senza che il velivolo accennasse a ritirarsi, ormai non c’era più tempo per aspettare. “Abbattere l’obbiettivo” ordinò il comandante sistemandosi la visiera del berretto. Il portello di una delle sedici celle del lanciatore verticale si aprì. Un missile antiaereo Aster 30 si alzò in volo sibilando e lasciandosi dietro una scia di fumo. Disegnò una traiettoria nel cielo limpido riducendo rapidamente la distanza dal suo obbiettivo. Ancora pochi secondi e il velivolo nemico esplose in una palla di fuoco. “Ottimo lavoro” sentenziò il comandante. La sua nave, la fregata FREMM Virginio Fasan, poteva continuare tranquilla la navigazione.

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31° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2015. Il pilota agì sulla cloche iniziando la discesa verso la pista. Il muso dell’Airbus 319 CJ si inclinò verso il basso. Poco dopo il carrello toccò l’asfalto reso rovente dal sole. L’apertura dei deflettori e l’azionamento dei freni diminuirono la velocità dell’aereo fino ad arrestarne quasi del tutto la corsa. Seguendo le indicazioni della torre di controllo, il pilota rullò verso una piazzola di sosta. Il velivolo procedette a passo d’uomo fino alla posizione segnalata. C’era una nutrita delegazione in attesa del passeggero speciale, tra di loro anche un gruppo di giornalisti. A garantire la sicurezza erano schierati decine di poliziotti, alcuni ben visibili, altri occultati in posizioni strategiche. Una banda musicale era pronta a dare il benvenuto. Quando l’aereo fu fermo, iniziarono le procedure di sbarco. Una delle assistenti di bordo aprì il portellone a prua. Alcuni operatori aeroportuali vi accostarono una scaletta di metallo per consentire la discesa. Le prime persone a scendere furono due agenti dei servizi segreti che verificarono il sistema di sicurezza con dei colleghi dello Stato ospitante. Dopo qualche minuto gli agenti diedero il via libera allo sbarco del passeggero. Poco dopo il presidente del Consiglio italiano si affacciò al portellone facendo un cenno di saluto. La banda musicale iniziò a suonare mentre dal gruppo dei giornalisti partì una scarica di fotografie. Il premier italiano lasciò l’aereo presidenziale imboccando la scaletta. I tacchi delle scarpe tintinnavano sui gradini di metallo. Strinse la prima delle […]

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Cavalleria di Linea

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 5 del 2014. La notte è ormai quasi completamente calata ricoprendo tutto con un manto scuro. Gli uomini e i cavalli del 14° Reggimento Cavalleggeri “Alessandria” sono stanchi ma continuano ad avanzare nonostante la scarsa visibilità. La giornata è stata dura e non sono mancati i combattimenti contro i partigiani di Tito. Il rumore degli zoccoli dei cavalli diffonde una ritmica melodia accompagnata da sfiancati nitriti e dal tintinnio delle armi. Pochi cavalleggeri hanno voglia di parlare. Un ripiegamento notturno non piace a nessuno, soprattutto perché sanno che nascosti nell’oscurità si trovano centinaia di partigiani jugoslavi pronti a fargli la pelle. Dopo appena un chilometro e mezzo di marcia si scatena l’inferno. I partigiani aprono il fuoco con tutto quello che hanno, fucili, bombe a mano e mitragliatrici pesanti. I cavalleggeri non hanno che un’alternativa, caricare per salvarsi la pelle. In pochi attimi 760 cavalli iniziano a muovere verso le posizioni nemiche. Lo stendardo del Reggimento garrisce al vento in prima linea. Il frastuono è assordante ma la marea di cavalli e cavalleggeri in grigioverde attraversa la pioggia di piombo che si riversa su di loro. 17 ottobre 1942. La carica di Poloj –Perjasica, fatto d’arme poco conosciuto ma dove valore e coraggio non sono certo mancati.

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Carristi

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 4 del 2014. Il carro armato C1 Ariete procedeva lungo la strada polverosa a una velocità di venti km/h. Il sole continuava imperterrito a lanciare i suoi caldi raggi rendendo la lamiera del mezzo incandescente. All’interno del carro, i quattro membri dell’equipaggio sudavano copiosamente, nonostante che l’impianto di condizionamento fosse in funzione.  La tensione era alta perché avrebbe potuto sbucare fuori un nemico da un momento all’altro. Il capocarro osservò l’ambiente intorno a lui per mezzo di un visore montato in cima alla torretta. Improvvisamente, vide la sagoma di un altro carro armato, a circa un chilometro di distanza. Non c’era tempo da perdere, occorreva impostare immediatamente una soluzione di tiro. Annunciò la posizione del nemico al cannoniere che si trovava seduto davanti a lui. Il proiettile tipo HEAT era già caricato nella culatta del cannone ad anima liscia da 120 mm. Il capocannoniere si mise all’opera coadiuvato dal computer di controllo del fuoco, in grado di elaborare dati come situazione meteorologica, condizioni del cannone o il tipo di bersaglio da ingaggiare. In pochi attimi il bersaglio fu agganciato. “Fuoco!” ordinò il capocarro. Il proiettile HEAT uscì dal cannone in direzione del bersaglio. Subito dopo il carro nemico esplose in una palla di fuoco. Uno era andato, ora bisognava proseguire e trovare gli altri.

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Genio Ferrovieri

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2014. La locomotiva ha quasi raggiunto la sua destinazione dopo aver percorso chilometri attraverso verdi campagne. Il fuochista, con il volto completamente annerito, si rilassa dopo aver introdotto carbone nella caldaia durante tutto il viaggio. Così facendo, la locomotiva ha potuto trainare una serie di carrozze per passeggeri, oltre al tender dove era alloggiata la scorta di carbone. Un centinaio di metri davanti al convoglio si trova una stazione ferroviaria, dove decine di soldati sono in attesa. Il macchinista aziona i freni iniziando a diminuire la velocità. Fumo denso e grigio fuoriesce dal comignolo della locomotiva mentre il convoglio si avvicina sempre più alla meta finale. Il macchinista annuncia il suo ingresso in stazione facendo fischiare la locomotiva. Pochi istanti e il treno si ferma allineato alla banchina nella stazione. Decine di soldati francesi escono dalle carrozze in assetto da combattimento pronti a sostenere gli alleati piemontesi contro l’impero austriaco. Siamo nel 1859 e la seconda guerra d’indipendenza italiana sta per iniziare.

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Brigata Folgore

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2013 Trovarsi davanti al portellone aperto di quadrimotore C 130 a quattrocento metri di altezza da suolo, il paesaggio che scorre velocemente sotto i piedi. Indossare la tenuta da combattimento al completo, compresa di armi e munizioni. Sulle spalle un paracadute T10C del peso di tredici chilogrammi. Sotto la mimetica la pelle è bagnata di sudore. Il rombo delle quattro turboeliche del C 130 continua a martellare incessantemente la testa. La carlinga odora di cherosene. “Alla porta!” ha ordinato poco prima il direttore di lancio quando la luce è diventata verde. Non resta che lasciarsi andare nel vuoto ricordando le precise istruzioni apprese durante l’addestramento. “1001, 1002, 1003, 1004, 1005.” Un breve conteggio mentale che scandisce il tempo mentre la fune di vincolo fa il suo dovere e apre il paracadute. Un ultimo sguardo in alto per sincerarsi che la calotta si sia aperta in modo corretto. In caso contrario sarà necessario aprire il paracadute d’emergenza. Finalmente ci si può rilassare. L’aereo da trasporto si allontana e con esso il rombo dei motori. Da adesso in poi è solo pace e silenzio. L’unico suono è quello del sibilo dell’aria che gonfia il paracadute. La terra si avvicina metro dopo metro fino quando la si riesce a toccare, ricordando sempre le tecniche apprese. Un altro lancio è passato. Che sia il primo o che sia il centesimo l’emozione è sempre forte. “Ex alto fulgur” -Come Folgore dal Cielo- recita il motto della […]

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