Crea sito

Esercito Italiano: esserci nel momento del bisogno

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 2 del 2017

La camionetta risaliva la montagna inerpicandosi sulla ripida strada. La carreggiata era così stretta da permettere a malapena il passaggio dell’automezzo. All’ennesimo tornante l’autista si lasciò sfuggire un’imprecazione in dialetto mentre scalava di marcia. Nel retro della camionetta c’erano una decina di soldati che negli ultimi venti minuti erano stati sballottati a destra e a sinistra come banderuole al vento.
Il sergente controllò l’orologio da polso che gli aveva regalato sua moglie l’ultimo compleanno. Due ore prima erano partiti dalla caserma ma ormai mancava poco alla destinazione. Gli uomini avevano parlato delle solite cose, famiglia, calcio, donne. Ora che la meta si avvicinava sempre più era calato un silenzio carico di tensione. I soldati non stavano andando in guerra ma in un posto che aveva subito una devastazione simile.
Il motore del veicolo militare echeggiò per la montagna come a sottolineare l’ultimo sforzo. Poco dopo l’autista pigiò il pedale del freno.
“Siamo arrivati!” avvisò i passeggeri.
“Ok ragazzi. Smontate dal mezzo!”ordinò il sergente.
Uno ad uno i soldati balzarono giù dalla camionetta. Tra le mani non stringevano il fucile ma pale e picconi. Vedere quello scenario di devastazione fu come ricevere un pugno nello stomaco. Il piccolo paese sembrava collassato su se stesso. In qualsiasi direzione si guardasse c’erano solo macerie, in mezzo alle quali spuntavano isolati edifici ancora in piedi per miracolo. Davanti alla chiesa distrutta c’era una tenda utilizzata come centro di coordinamento dei soccorsi. Intorno alla tenda gravitavano Vigili del Fuoco, membri della protezione civile e chiunque altro fosse desideroso di aiutare.
Il sergente indossò gli occhiali da sole pensando per un istante a quanto fosse insignificante l’uomo in confronto alla potenza di Madre Natura. Ma non c’era tempo per pensare. Era il momento di agire per cercare di trovare ancora qualche superstite in mezzo alle macerie.
Appoggiò la pala sulla spalla e si diresse in silenzio verso la tenda seguito dai suoi uomini.

Quando si parla di Esercito le prime immagini che possono venire in mente sono quelle di soldati armati fino ai denti sotto il fuoco nemico, scontri tra mezzi blindati o magari una batteria di pezzi d’artiglieria impegnata in un bombardamento. Tuttavia, l’Esercito è qualcosa di più, come ad esempio un soldato che scava tra le macerie di un edificio crollato, oppure un geniere che ripara un ponte spazzato via da un fiume in piena. In ogni Forza Armata, i militari si addestrano al combattimento ma in qualsiasi momento possono essere chiamati in operazioni a sostegno della popolazione civile.
In questo l’Esercito Italiano non fa eccezione. Fin dai tempi antichi il nostro Paese è stato interessato da catastrofi causate da Madre Natura. Tutti conoscono ad esempio l’eruzione del Vesuvio avvenuta il 79 a.c. che costò la distruzione di diverse città tra cui Pompei.
Senza andare così indietro con il tempo, il ventesimo secolo e questo inizio di ventunesimo hanno registrato un certo numero di catastrofi tra terremoti e alluvioni.
Ricordiamo il terremoto che devastò Messina e Reggio Calabria nel 1908. Nelle prime ore, i soccorsi furono messi in atto dal personale di alcune unità della Regia Marina che al momento del sisma si trovavano all’ancora nella città siciliana. Si unirono anche i marinai di alcune navi da guerra russe e inglesi. In seguito, arrivarono anche gli uomini del Regio Esercito che si unirono ai commilitoni superstiti che avevano visto distrutte le caserme dove alloggiavano.
Ricordiamo ancora quando la terra tremò in Friuli. In quell’occasione il personale dell’Esercito fu tra i primi ad intervenire.
L’Esercito è stato a fianco della popolazione in ogni altro terremoto o alluvione, come quelli di Firenze o del Polesine. I militari operano a fianco della protezione civile e gli altri enti preposti alla gestione delle emergenze. Le azioni che possono essere messe in atto sono varie: allestimento di tendopoli, fornitura di cibo e bevande, ripristino di elettricità o acqua corrente, ripristino di vie di comunicazione su strada e rotaia, rimozione macerie e ricerca sopravvissuti.
Oltre ai reparti operativi, esistono anche delle associazioni di ex militari che sono dotate di una sezione di protezione civile. Ne è un esempio l’ALTA, che raggruppa ex Lagunari. La sua sezione di protezione civile è addestrata ad operare a supporto della popolazione, in particolare in caso di alluvioni grazie all’esperienza maturata nelle attività anfibie.
L’Esercito non è chiamato a intervenire solo in occasione di calamità. Un’altra delle attività che può essere messa in atto è il supporto alle Forze dell’ordine allo scopo di prevenire attività criminali o terroristiche. Dai primi anni novanta l’Esercito è stato impiegato in diverse operazioni volte al controllo del territorio.
Nel 1992 gli attacchi della Mafia siciliana contro lo Stato italiano avevano raggiunto il loro apice con le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino. Una delle risposte concretizzate dallo Stato fu l’operazione Vespri siciliani, iniziata il 25 luglio di quell’anno. L’obbiettivo della missione era garantire una presenza tangibile dello Stato sul territorio al fine di limitare lo spazio di manovra per le attività illecite. Furono messi in campo oltre seimila militari al giorno, impegnati in attività come allestimento di posti di blocco, rastrellamenti in zone extra-urbane, messa in sicurezza di persone e strutture legate all’apparato statale. Il coordinamento era affidato al Comandante della Regione Militare Sicilia. Il termine della missione fu in principio programmato per il 31 dicembre del 1992 ma una proroga spostò la data al 30 giugno del 1998. In totale ci fu il coinvolgimento di circa 15000 militari che operarono con l’attribuzione dello status di “Agente di Pubblica Sicurezza”. Per dare un’idea dell’impegno dimostrato si possono leggere alcuni dati ufficiali:
39014 posti di blocco allestiti;
665407 automezzi controllati;
62847 edifici controllati;
168 armi sequestrate insieme a 3113 kg di esplosivo;
1225 persone consegnate alle autorità di PS;
2996 ore di vogliono degli elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito.
Negli anni successivi presero il via operazioni analoghe in altre regioni d’Italia:
Operazione Riace (Calabria febbraio 1994- febbraio 1995);
Operazione Partenope 1 e Partenope 2 ( Napoli febbraio 1994-giugno 1998);
Operazione Salento (Puglia maggio 1995-novembre 1995).
In Sardegna da luglio del 1992 a settembre del 1997 è stata condotta un’attività addestrativa per il controllo del territorio in appoggio alle Forze dell’ordine che ha coinvolto circa 11000 militari. L’attività ha permesso in modo indiretto la prevenzione di incendi boschivi.
In tempi recenti, l’Esercito ha dovuto scontrarsi con il problema derivato dal terrorismo di matrice islamica. In ambito nazionale sono state messe in atto due missioni.
La prima è l’Operazione Domino avviata il 13 novembre del 2001 in seguito agli attacchi alle Torri Gemelle di New York. I militari hanno garantito la sorveglianza di luoghi di interesse considerati obbiettivi sensibili fino a luglio del 2008, data di fine missione.
L’Operazione Strade sicure è invece un’altra missione che ha lo scopo di contrastare la criminalità che interessa le grandi città italiane. Avviata il 4 agosto del 2008, è stata prorogata diverse volte. Attualmente la data di fine missione prevista è il 31/12/17. Le attività comprendono il pattugliamento del territorio e la vigilanza di obbiettivi sensibili. I militari impiegati, circa 4800, hanno la qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza.
Per concludere, da giugno del 2008 ad aprile del 2013, il Genio dell’Esercito è stato impiegato in una singolare ma importante operazione in Campania. L’Operazione Strade Pulite ha contribuito a fronteggiare l’emergenza rifiuti in corso. Il militari hanno contribuito direttamente allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani arrivando a svernare circa 40000 t di materiale.
Da oltre un secolo l’Esercito Italiano è pronto a mettere a disposizione della popolazione i suoi uomini e i suoi mezzi. Un’arma in più per chi si trova in difficoltà.

Box 1 Gli artificieri dell’Esercito
Un’ulteriore attività svolta dal personale dell’Esercito è il disinnesco e la rimozione di ordigni residuati bellici. Può sembrare strano ma ancora oggi vengono ritrovate bombe o proiettili d’artiglieria risalenti alla Seconda guerra mondiale (in alcuni casi addirittura alla Prima). Si tratta di ordigni inesplosi che giacciono sotto la terra, magari anche da cento anni. Di solito vengono ritrovati in occasione di scavi in cantieri di lavoro o in campi coltivati. Per il disinnesco vengono incaricati gli uomini e donne del Genio che grazie alla capacità denominata dual-use possono operare sia in questo ambito, sia in caso di calamità naturali. Negli ultimi dieci anni l’Esercito ha disinnescato circa 35000 ordigni inesplosi.

Box 2 Un ponte per Amatrice
Tutti ricordano il terremoto del 24 agosto 2016 che ha devastato la zona del rietino. Anche in questo caso l’Esercito è intervenuto in aiuto alla popolazione. Uno degli interventi più significativi è stato il bypass del ponte Tre Occhi che dava l’accesso all’abitato di Amatrice. Il ponte era stato danneggiato e reso inservibile dalle scosse che avevano fatto tremare la terra. I militari del Genio hanno lavorato per 8 giorni 24 ore su 24 ripristinando la viabilità. La struttura misura una lunghezza di 480 metri per 6 di larghezza ed è stata chiamata ponte della Rinascita.

Post Categories: Combat Arms
Tags: , , ,