Crea sito

Isole Aleutine

Gli Stati Uniti d’America sono senza discussione la potenza più grande al mondo. In tutto il ventesimo secolo e anche dall’inizio del ventunesimo si sono impegnati in decine di guerre, andando anche a occupare nazioni straniere come Vietnam, Afghanistan e Iraq.
Ma in questo arco di tempo il territorio degli USA è mai stato invaso da eserciti stranieri?
Nell’immaginario di molta gente, questa ipotesi è avvenuta solo nel film “Alba Rossa”, dove gli Stati Uniti venivano invasi a sorpresa dai sovietici.
In realtà, una porzione di territorio a stelle e strisce è stata effettivamente invasa e occupata per circa un anno da truppe straniere. Per raccontare questa storia dobbiamo andare indietro nel tempo, precisamente alla Seconda guerra mondiale.
Siamo nelle isole Aleutine, arcipelago facente parte dell’Alaska e di fatto territorio USA. Nel giugno del 1942 l’Impero del Sol Levante aveva raggiunto la sua massima espansione nel Oceano Pacifico. Gli Stati Uniti, dopo la batosta di Pearl Harbor, stavano cominciando a farsi di nuovo pericolosi. Per i giapponesi occorreva attestare un colpo definitivo alla potenza navale statunitense. La massima importanza fu data all’affondamento delle portaerei, grossa spina nel fianco per la marina nipponica. Il piano elaborato prevedeva di occupare le isole Aleutine allo scopo di fare uscire allo scoperto la flotta statunitense. Per tendere questo agguato fu messa in campo praticamente tutta l’armata navale imperiale.
Tra il 6 e il 7 giugno del 1942 i giapponesi occuparono le isole di Kiska e di Attu. I vertici militari statunitensi non abboccarono però al tranello. Grazie alla decifrazione dei messaggi giapponesi, scoprirono il piano e si prepararono ad un contro agguato. Quella fu la famosa battaglia delle isole Midway di cui non credo sia necessario ripercorrere la cronologia.
Per gli USA l’occupazione del proprio territorio fu un grosso smacco ma la cosa passò in secondo piano perché le forze militari dovevano essere concentrate altrove. Si limitarono a bombardare le postazioni giapponesi e a disturbare i rifornimenti provenienti dal mare (i giapponesi dovettero affidarsi ai sommergibili per ricevere gli approvvigionamenti). Arrivò il rigido inverno e i combattimenti cessarono quasi del tutto, ad eccezione di alcune scaramucce.
Nel 1943 i vertici militari USA stabilirono che era giunto il tempo di riappropriarsi delle isole occupate. Fu allestita una forza navale e terrestre di circa 150000 uomini contro gli 8500 difensori giapponesi. Il comandante nipponico, colonnello Yamasaki, sapeva che non poteva fare nulla per contrastare lo sbarco. Ordinò ai suoi uomini di disperdersi nell’entroterra e prepararsi alla guerriglia. L’11 maggio le forze statunitensi sbarcarono nell’isola di Attu. Al costo di quasi 4000 perdite tra morti e feriti, riuscirono a liberare l’isola. Il 28 maggio ci fu un ultimo disperato attacco dei giapponesi guidati dal colonnello Yamasaki. Le forze attaccanti, coscienti di andare incontro alla morte, furono annientate. Di tutta la guarnigione giapponese sopravvissero appena 28 uomini, di cui nessun ufficiale.
Il 15 agosto fu la volta dell’isola di Kiska. Allo sbarco parteciparono anche soldati canadesi. Con grande sorpresa della forza d’assalto, l’isola fu trovata vuota. Il 28 luglio, sotto la copertura della nebbia, i giapponesi erano riusciti ad abbandonarla senza farsi individuare dai nemici.
Il territorio degli Stati Uniti d’America era di nuovo libero.

Alessandro Cirillo

Post Categories: Altri articoli
Tags: ,