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Le Frecce Tricolori

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2016.

È una splendida giornata di inizio giugno. Fa caldo quel tanto che basta da andare in giro in maniche corte senza essere oppresso da una cappa dafa. Il cielo è così azzurro che viene voglia di stare ad ammirarlo in silenzio per ore. C’è solo uno sparuto gruppetto di nuvole bianche come il latte in lontananza. Il sole sembra quasi tenerle a bada continuando a irrorare i suoi raggi sulla capitale dItalia.

La folla rumoreggia in attesa dell’inizio della manifestazione che celebra l’anniversario della Repubblica Italiana. Via dei Fori Imperiali taglia in due una massa variopinta di persone festanti. C’è chi ride, chi fa foto, chi parla con il vicino e chi rimane in religioso silenzio. In prima fila, un gruppo di emozionati bambini sventola delle piccole bandiere tricolore.
Finalmente è arrivato uno dei momenti che tutti stanno aspettando. Un potente rombo echeggia per le vie di Roma. Le teste delle persone si rivolgono allunisono verso il cielo. Nove aerei stanno sorvolando la città eterna disposti come la punta di una grande freccia. Al loro passaggio rilasciano una spumosa scia fumo dai colori verdi, bianchi e rossi. Una lunga bandiera italiana viene dipinta nel cielo. Le Frecce Tricolori sono arrivate. La parata del 2 giugno può iniziare.

La Storia
Ogni aviazione militare che si rispetti possiede un’unità specializzata in voli acrobatici. L’Aeronautica Militare italiana non fa eccezione schierando la propria PAN (Pattuglia Acrobatica Nazionale) denominata ufficialmente 313° Gruppo Addestramento Acrobatico. Per la gente comune però il reparto è conosciuto come Frecce Tricolori.
Le origini della PAN possono essere fatte risalire alla primavera del 1928 quando tre piloti del 1°Stormo Caccia di Campoformio si esibirono con dei biplani CR.1. Il pezzo forte fu la tecnica del looping, ovvero un’acrobazia che si esegue cabrando fino a che non viene compiuto un giro completo a forma di anello (la manovra è detta anche giro della morte). Le acrobazie aeree non erano una novità, tant’è che il looping fu eseguito per la prima volta dall’aviatore russo Pëtr Nesterov nel 1913.
Nel 1928 il 1° Stormo Caccia fu affidato al comando del Tenente Colonnello Rino Corso Fourgier, acceso sostenitore del fatto che i voli acrobatici dovessero essere parte integrante delladdestramento per i piloti militari. I vertici della Regia Aeronautica non erano della stessa opinione ma nel 1929 Italo Balbo appoggiò Fourgier nella realizzazione di un’esibizione acrobatica. In quell’occasione fu utilizzato il nuovo caccia CR.20, molto apprezzato dai piloti. Il successo della manifestazione convinse a fondare nel 1930 la prima scuola di volo acrobatico chiamato anche Squadriglia Folle. Il reparto fu basato a Campoformio ed ebbe in dotazione cinque CR.20 Asso. La Squadriglia Folle esordì l8 giugno del 1930 a Roma durante la Giornata dell’Ala. In quell’occasione si esibirono tre formazioni di cinque CR.20. Fu anche utilizzata per la prima volta la figura della Bomba. Nello stesso anno iniziò la prima crociera fuori dai confini nazionali che durò quasi un mese e toccò diverse capitali europee. In seguito furono create altre pattuglie che portarono i loro spettacoli in giro per il mondo fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Nel Dopoguerra i vari Stormi crearono diverse nuove formazioni a cominciare dalla Pattuglia Giovinezza che partecipò nel 1947 a una manifestazione a Padova. Furono utilizzati i caccia Spitfire. Fino al 1960 si esibirono a rotazione una serie di pattuglie impiegando diversi aerei come i G.46, i DH.100 Vampire, F-84 G Thunderjet ed F-86 E Sabre. Il sistema prevedeva che ogni anno ci fosse una pattuglia titolare e una di riserva.
Il 1961 si decise che occorreva avere un unico reparto specializzato in acrobazie aeree. Il 1° marzo vide la costituzione dell’Unita Speciale di Acrobazia Aerea, in seguito Pattuglia Acrobatica Nazionale. La scelta dell’aeroporto cadde su quello di Rivolto mentre per il personale si attinse dalla Pattuglia del Cavallino Rampante, in quell’anno titolare. Gli aerei in organico furono gli F-86 E Sabre. Qualche mesi più tardi il reparto fu ufficialmente nominato 313° Gruppo Addestramento Acrobatico. Il nome Frecce Tricolori si deve dal simbolo dipinto sulla fusoliera degli aerei composto da tre frecce di colore verde, bianco e rosso.
Nel 1963 le Frecce Tricolori ricevettero il Fiat G.91 PAN, versione modificata del caccia G.91. Gli aerei servirono la pattuglia fino al 1982, anno in cui furono sostituiti dagli Aermacchi MB 339 PAN.

Formazione

Con i suoi dieci aerei, le Frecce Tricolori rappresentano la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo. Nove apparecchi volano in formazione più uno è pilotato dal solista. Quest’ultimo si potrebbe definire il fuoriclasse della pattuglia. Si inserisce nelle evoluzioni messe in atto dai suoi compagni rendendo lo spettacolo ancora più avvincente e lasciando a bocca aperta il pubblico. Consente di creare armonia e dare continuità alla sequenza delle figure. A terra il comandante dirige il volo via radio, garantendone sicurezza e spettacolarità.

Le manifestazioni

Ogni anno le Frecce Tricolori sono impegnate in numerose manifestazioni non solo in Italia ma anche all’estero. Tutti gli spettacoli seguono un iter codificato e consolidato. La prima fase prevede un briefing dove vengono illustrate le caratteristiche del volo. Nel frattempo gli specialisti del reparto preparano gli aerei. Quando scatta il momento dell’esibizione i piloti raggiungono i propri aerei MB 339 PAN, contraddistinti da un numero da uno a dieci, e si posizionano davanti al muso. Ad un ordine del caposquadra iniziano un giro di controllo visivo del velivolo, detto in gergo walk around. Completata l’ispezione il caposquadra ordina di salire sugli aerei. Viene avviato il motore e si chiude il tettuccio. Gli MB 339 PAN possono così rullare sulla pista di decollo. Prima della partenza c’è spazio per un ulteriore controllo dei fumi. Gli spettatori possono ammirare da vicino una corposa e colorata nuvola fumo. Tutto è pronto per il decollo. Uno dopo l’altro gli aerei cabrano e in pochi attimi si ritrovano in formazione.
Le condizioni meteorologiche e le caratteristiche dell’area della manifestazione influiscono sul tipo di esibizione messa in atto. Le Frecce Tricolori hanno studiato tre programmi di esecuzione denominati alto, basso e piatto. Il piano alto viene utilizzato quando le nuvole superano i 1000 metri, altrimenti viene utilizzato quello basso dove non si compiono manovre verticali o addirittura quello piatto che prevede solo passaggi a bassa quota.
Ogni spettacolo dura circa 25 minuti e si conclude con l’ostensione di una lunga bandiera tricolore creata tramite il fumo colorato. A tal proposito, il reparto ha ottenuto il record mondiale per la più lunga bandiera nazionale mai realizzata. Il fumo è composto da una miscela a base di olio di vasellina e pigmenti non inquinanti.
Nella fitta agenda d’appuntamenti delle Frecce Tricolori citiamo l’irrinunciabile Festa della Repubblica del 2 giugno. Ogni anno il reparto apre e chiude la parata sfrecciando sul cielo della capitale.

MB 339 PAN

L’aereo utilizzato dalle Frecce Tricolori è una versione speciale dell’Aermacchi MB 339. Il progetto risale alla metà degli anni Settanta quando l’azienda di Varese decise di sostituire il modello MB 326. Quest’ultimo aveva ottenuto un discreto successo anche all’estero. Il primo volo del prototipo avvenne il 12 agosto del 1976. L’Aeronautica Militare si interessò subito al velivolo, tant’è che ne ordinò un lotto da 100 esemplari. Le consegne iniziarono nel febbraio del 1981 presso il 14° Stormo di Pratica di Mare.
L’MB 339 è un velivolo da addestramento che può essere impiegato per l’attacco leggero. L’aereo è dotato di sei piloni sub alari ai quali possono essere agganciati missili, bombe, mitragliatrici, cannone da 30 mm o serbatoi ausiliari per un peso complessivo di circa 2000 Kg. Essendo un velivolo da addestramento, l’abitacolo può ospitare due piloti. Il seggiolino posteriore è leggermente rialzato per dare all’istruttore una visione migliore di quello che sta facendo il pilota. Il motore è un turbogetto Rolls-Royse Viper 632-43 che può spingere l’aviogetto fino alla velocità massima di 940 Km/h (Mach 0.86).
Oltre che dall’AMI, l’MB 339 è stato acquistato da altre nove nazioni tra cui l’Argentina. Quest’ultima ha utilizzato alcuni apparecchi durante la guerra delle Falkland. Durante un volo di ricognizione, uno degli MB 339 colpì la fregata inglese HMS Argonaut, effettuando di fatto il primo attacco contro le forze anfibie britanniche.
La versione PAN equipaggiò le Frecce Tricolori a partire dal 1982 in sostituzione degli obsoleti Fiat G.91. La differenza con gli altri modelli consisteva nell’installazione dell’impianto fumogeno. Gli MB 339 PAN hanno ormai superato i trentanni d’età. Proprio per questo motivo si è ipotizzato di rimpiazzarli con i moderni Alenia Aermacchi M-345 HET. Salvo ritardi, l’avvicendamento dovrebbe avvenire nel 2017.

Le Frecce Tricolori sono sicuramente il reparto dell’AMI più conosciuto e più amato dagli italiani. Tuttavia, nel corso degli anni c’è stato chi si è espresso a favore dello scioglimento della PAN denunciando alti costi di mantenimento.
Nonostante le critiche le Frecce Tricolori continuano a volare meravigliando gli spettatori e portando un pezzo d’Italia per il Mondo. Siamo sicuri che nel futuro continueranno a essere motivo d’orgoglio per molti italiani.

Box 1 Pony Volanti

L’anno in cui si costituirono le Frecce Tricolori la pattuglia acrobatica titolare era quella del Cavallino Rampante. La formazione, facente parte del 4° Stormo, fu attiva in tre periodi: dal 1950 al 1952, dal 1956 al 1957 e dal 1960 al 1961. Nell’ultimo periodo il reparto non operò mai ufficialmente perché fu interessato dalla creazione delle Frecce Tricolori.
Essendo la pattuglia titolare, i piloti del Cavallino Rampante costituirono il nucleo iniziale della PAN. I caccia F 86 E Sabre della pattuglia mostravano sulla coda l’immagine di un cavallino. Come nominativo radio per i membri del reparto fu scelto Pony.
Ancora oggi i piloti delle Frecce Tricolore sono identificati con il medesimo nominativo radio. Pony 0 è il comandante, Pony 1 il capo formazione e Pony 10 il solista. Ci sono anche Pony 11, il Supervisore Addestramento Acrobatico, e i piloti in addestramento contraddistinti dai numeri successivi.
La tuta anti G dei piloti si caratterizza per il colore blu scuro che si ritrova anche sulla fusoliera degli aerei. I piloti sono scelti solo tra i migliori. Uno dei requisiti essenziali è avere almeno 1000 ore di volo. Ogni anno ne vengono selezionati uno o due dai vari reparti. Solo dopo un duro e delicato addestramento potranno diventare dei Pony.

Box 2 Incidente di Ramstein

Pilotare un velivolo effettuando evoluzioni aeree è un’attività che non lascia margine d’errore. Essendo l’essere umano fallibile la storia delle Frecce Tricolore è stata purtroppo segnata da incidenti che hanno portato anche alla morte di alcuni piloti.
L’incidente più tristemente famoso è quello accaduto a Ramstein, in Germania, il 28 agosto del 1988. Tutto avvenne in 7 secondi durante l’esecuzione della figura chiamata cardioide che prevedeva la creazione di un cuore che doveva essere trafitto dal solista, il tenente colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10) . Durante l’esecuzione il velivolo di Pony 10 andò a impattare con quelli del Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1) e del Capitano Giorgio Alessio (Pony 2). Gli aerei di Pony 1 e Pony 2 si schiantarono sulla pista mentre Pony 10 piombò sulla folla uccidendo 67 persone.
La tragedia fece in seguito irrigidire le norme di sicurezza per le manifestazioni aeree.

Alessandro Cirillo

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