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San Giusto

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 6 del 2015.

Il pesante portellone iniziò ad abbassarsi accompagnato da una serie di cigolii metallici. L’acqua scura e fredda si insinuò scrosciando all’interno del bacino allagabile della nave. In pochi attimi sollevò la chiglia dei cinque barchini d’assalto. A bordo di ogni imbarcazione c’erano otto uomini in completo assetto da combattimento. Il comandante della squadra alzò un braccio. Uno dopo l’altro i barchini uscirono fuori dal ventre delle nave ritrovandosi a a solcare il mare tranquillo. Con il visore notturno calato sugli occhi, uno degli assaltatori guardò il cielo nero. La luna era nascosta da una folta coltre di nuvole. I piloti dei natanti procedettero veloci verso il punto designato dalle squadre di esploratori. Attraverso la luce verdognola del visore, la spiaggia si avvicinava sempre di più. Cento metri, cinquanta, dieci. I barchini uscirono dall’acqua arenandosi sulla sabbia. Appena furono fermi tutti gli assaltatori della Brigata Marina San Marco saltarono a terra. C’era parecchio lavoro da fare. Il nemico andava sopraffatto rapidamente in modo da creare una solida testa di ponte. A bordo della nave San Giusto c’erano ancora centinaia di fucilieri pronti ad entrare in azione. Lo sbarco era iniziato.

La storia

Il San Giusto (distintivo ottico L 9894) è un’unità d’assalto anfibio in forza alla Marina Militare italiana. Il porto di assegnazione è quello della base navale di Brindisi e dal 2013 è raggruppata nel COMGRUPNAV UNO. È la terza unità del genere dopo le navi San Giorgio e San Marco. Negli anni 80’ la Marina Militare iniziò a sentire l’esigenza di possedere alcune navi d’assalto anfibio di concezione più moderna. All’epoca infatti, in organico erano presenti solo il Grado e il Caorle. Entrambi erano semplici navi da sbarco, cedute dagli Stati Uniti, che non disponevano di un ponte di volo. Nel 1987 entrò in servizio il San Giorgio seguito due anni dopo dal San Marco, mandando in pensione le ex unità statunitensi.
Per il San Giusto si dovette aspettare ancora qualche anno. All’inizio degli anni 90’ fu decisa la costruzione di un’altra nave, basata sul progetto delle prime due. Per la terza unità furono previste però delle modifiche in modo da renderla più versatile. Una delle priorità del San Giusto era di poter essere utilizzato per la campagna di istruzione estiva della 2^a classe dell’Accademia Navale. Per soddisfare questa necessità furono introdotte delle modifiche al progetto originale che però non andarono a influire sul ruolo primario dell’unità, che restava quello del trasporto e sbarco di forze anfibie.
Il San Giusto fu impostato il 19 agosto del 1991. La costruzione fu completata nei cantieri di Riva Trigoso (GE). Inizialmente gli fu assegnato il nome di Francesco Mimbelli, in seguito attribuito a un cacciatorpediniere lanciamissili classe Ardimentoso.
Il varo è avvenuto il 2 dicembre del 1993 mentre la consegna è stata il 14 aprile del 1993. Come ogni nave da guerra l’inizio della vita operativa coincide con il momento della consegna della Bandiera di Combattimento. La cerimonia si è tenuta a Trieste il 26 ottobre del 1994.

Caratteristiche principali

In base alla nomenclatura standard della NATO il San Giusto è classificato come LPD (Landing Platform Dock). La nave è dotata di un ampio bacino allagabile che permette lo sbarco di imbarcazioni adatte al trasporto di uomini e mezzi. Le 8000 tonnellate circa di stazza garantiscono buone possibilità di carico. La lunghezza è di 133, 30 m per 20.5 di larghezza. La propulsione è affidata a due motori diesel Fincantieri-Grandi Motori Trieste A430-12 da 16.900 HP che muovono le due eliche portando la nave a una velocità massima di 20 nodi.
Molti associano erroneamente la nave alle altre due unità della classe San Giorgio. In realtà le differenze hanno creato di fatto una nuova classe, per l’appunto la San Giusto. La prima differenza che si nota è la lunghezza del ponte di volo, che risulta ¾ di quello delle unità sorelle. Questa modifica ha permesso l’installazione a prua di un cannone OTO Melara da 76/62 compatto, allo scopo di accrescere le difese. L’isola è invece più lunga di 18 metri ed è configurata in modo diverso. Inoltre verso poppa sono presenti alcuni locali didattici che possono essere utilizzati dagli allievi dell’Accademia Navale.
La formazione è un altro dei compiti affidati al San Giusto. A bordo ci sono un buon numero di alloggi a disposizione degli allievi oltre a servizi ricreativi, bar, mensa, palestra, lavanderia e altro ancora. Lo standard di vivibilità a bordo è di tutto rispetto. Questa caratteristica è molto importante considerato che sulla nave può operare anche personale appartenente a organizzazioni civili, per esempio in occasione di operazioni umanitarie. Il San Giusto è stato diverse volte impiegato in supporto a popolazioni colpite da calamità naturali. In caso di emergenze sanitarie la nave dispone di un attrezzato centro medico dove possono essere eseguiti interventi come visite mediche, interventi d’emergenza, esami radiologici e di laboratorio, interventi chirurgici d’emergenza e terapie odontoiatriche. Se occorre può essere imbarcata una squadra di chirurgia d’urgenza composta da ortopedico, odontoiatra, anestesista e chirurgo.
C’è un’altra funzione che il San Giusto può svolgere in modo eccellente. Grazie ad un avanzato sistema di comunicazioni può essere utilizzato come sede di comando per operazioni navali/anfibie anche condotte da personale multinazionale. A bordo è stato installato un sistema di comando integrato che comprende reti informatiche e comunicazioni satellitari. Inoltre sono stati allestiti ampi locali dotati di postazioni informatiche, sale riunioni e una Centrale Operativa Anfibia che può operare in sincronia con la Centrale di Combattimento.
L’armamento è composto dal sopracitato cannone da 76/62, due cannoni da 25/90 e due mitragliere da 12.7.

Assalto anfibio

Nonostante i vari compiti che può assolvere il San Giusto, quello principale rimane il trasporto e lo sbarco di uomini e materiali. Nell’immaginario comune quando si parla di sbarco di solito il pensiero corre alla Seconda guerra mondiale, dove migliaia di uomini e mezzi prendevano d’assalto chilometri di spiagge. Da allora le cose sono cambiate. I sistemi di difesa moderni sono così avanzati da poter compiere compiere delle vere e proprie stragi in caso di schieramenti di forze così imponenti.
Oggi le tattiche prevedono innanzi tutto operazioni di ricognizione condotte anche in profondità nel territorio nemico, allo scopo di raccogliere informazioni sulle difese. L’attacco è preceduto da bombardamenti messi in atto sia dalle navi della Marina sia da aerei ed elicotteri. La prima ondata di uomini diretti verso la terraferma viene trasportata tramite veloci barchini della capienza di otto/nove uomini. In questo modo vengono minimizzate le perdite umane in caso venga colpito uno dei mezzi. Quando la prima ondata prende il controllo dei punti chiave della zona, il resto delle forze si unisce a loro viaggiando su mezzi più capienti. Quello è il momento in cui arrivano a supporto anche i veicoli corazzati.
Tutti questi uomini e mezzi partono dalla nave d’assalto anfibio, nel nostro caso il San Giusto.
La nave è progettata per ospitare 330 uomini della Brigata Marina San Marco e le relative attrezzature. Oltre ai soldati possono essere stivati anche 34 mezzi blindati leggeri. Di solito vengono imbarcati i moderni AAV-7 o i più anzianotti VCC-1. Il San Marco utilizza anche mezzi ruotati leggeri come VM 90 e VTLM Lince. Se si vogliono caricare solo veicoli c’e spazio per circa 130 unità di dimensioni simili a quelle dei modelli sopra elencati.
Per lo sbarco di uomini e veicoli vengono utilizzati diversi tipi di natanti. Il trasporto dei mezzi è affidato alle motozattere MEN che sono in grado di muovere due corazzati per volta. Gli MDN sono invece natanti dotati di propulsore ad idrogetto lunghi 14 metri e con un dislocamento di 9 tonnellate. Possono trasportare fino a trenta uomini in assetto da combattimento o 4.5 tonnellate di carico. A bordo del San Giusto ci sono tre esemplari per entrambi i tipi di imbarcazione. I piccoli e veloci barchini d’assalto completano la dotazione anfibia.
Sul ponte di volo possono essere parcheggiati fino a tre elicotteri medi del tipo EH 101. La mancanza di un hangar è una delle grosse pecche dell’unità poiché i velivoli sono costretti a restare sul ponte in qualsiasi condizione meteorologica. Quando la nave viene utilizzata come nave scuola a bordo possono alloggiare fino a 266 allievi. L’equipaggio è composto da 180 marinai e 16 ufficiali.

Le missioni

Già dai primi mesi che hanno seguito l’entrata in servizio, il San Giusto è stato impegnato in modo intenso iniziando con le campagne di istruzione degli allievi dell’Accademia Navale. In undici anni di attività ha preso parte a numerose esercitazioni nazionali ed internazionali. All’estero è stato protagonista anche di alcune missioni. A seguito cito le più importanti.
1997 Albania; missione ALBA-NEO. Controllo del regolare flusso di aiuti nel Paese e dello svolgimento delle elezioni.
1999-2000 Timor Est; missione STABILISE. Supporto logistico alle unità di terra facenti parte del contingente di pace.
2000 Palermo; operazione CONCA d’ORO. Contrasto della criminalità organizzata
2003/2005 Iraq; missione ANTICA BABILONIA/IRAQI FREEDOOM. Controllo dei mari allo scopo di garantire il flusso di aiuti umanitari e il regolare svolgersi dei traffici mercantili. Supporto al contingente italiano e alle altre forze della coalizione. Base d’appoggio per gli uomini del San Marco e del COMSUBIN.
2006 Libano; missioni MIMOSA-LEONTE. Creazione di un cordone umanitario. Ricognizione e consolidamento delle posizioni sulla terraferma.
2011 Libia; missione UNIFIED PROTECTOR. Embargo navale e controllo del traffico di esseri umani verso l’Italia.
2012 Somalia; missione ATALANTA. Prevenzione e repressione della pirateria marittima.
2014 Mar Mediterraneo; missione MARE NOSTRUM. Supporto durante la crisi umanitaria in seguito a massicci sbarchi di migranti sulle coste italiane.

Recentemente, riguardo al problema dei migranti, a bordo della nave si è svolto un incontro tra il presidente del Consiglio Renzi, il segretario dell’ONU Ban Ki Moon e la responsabile della Politica estera dell’UE Federica Mogherini.
Il calendario del San Giusto è stato denso di impegni affrontati con impegno e dedizione. Il futuro prospetta ancora anni di lavoro e soddisfazioni agli uomini che avranno l’onore di operare sulla nave.

Box 1 Nuove navi in progetto

Nei prossimi anni la Marina Militare dovrebbe ricevere nuove navi destinate alla forza anfibia, allo scopo di sostituire in modo graduale delle tre attualmente in uso. Del progetto, in realtà, se ne parla da diversi anni ma per la cronica mancanza di fondi ha subito forti rallentamenti. Le navi saranno del tipo LPD- LHD, caratterizzate da un bacino allagabile e cinque/sei hangar per elicotteri medi. La stazza di circa 20000 tonnellate garantirà ottime capacità di carico. L’armamento principale includerà due cannoni OTO Melara da 76/62. L’equipaggio sarà di circa 200 uomini con possibilità di imbarcare altri 750 soldati della forza anfibia.
I tempi di realizzazione al momento sembrano ancora piuttosto lunghi quindi il San Giusto potrebbe dover operare per ancora almeno una decina di anni.

Box 2 San Giusto

Il nome San Giusto lega la nave con la città di Trieste. Giusto visse ad Aquileia nel III secolo DC in un periodo delicato per l’Impero Romano. Lo Stato era governato da due imperatori, Massimo e Diocleziano. Quest’ultimo cercò di imporre il culto della sua persona ed emanò l’ordine a tutti i cristiani di testimoniare la propria fede ai sovrani effettuando un sacrificio agli dei. Agli inadempienti spettava la pena capitale. Giusto, uomo dalla ferrea fede cristiana, rifiutò e fu condannato a morte per annegamento. Il corpo fu ritrovato qualche giorno dopo sulla spiaggia di Trieste. In breve prese vita il culto di San Giusto,che divenne protettore della città. Anche il motto della nave è in dialetto triestino “Coragio no manca co’ semo nel giusto (il coraggio non può mancare quando ci si batte per una giusta causa).

Alessandro Cirillo

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