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Il primo attacco di un sommergibile

La Prima guerra mondiale, per le tattiche e gli armamenti messi in campo, ha segnato il punto d’inizio dei conflitti moderni. Tra le tattiche si possono ricordare i bombardamenti indiscriminati sui civili messi in pratica dai tedeschi sulle città della Gran Bretagna utilizzando i dirigibili Zeppelin. I teutonici, ancora loro, si distinsero anche per l’uso di proiettili al gas contro le truppe alleate (che ricambiarono presto il favore). Come sicuramente saprete i bombardamenti e gli attacchi chimici sono ancora tutt’oggi una triste realtà.

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4° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 1 del 2016. Il trillo della sirena echeggiò nell’edificio facendo sobbalzare dalla sedia i due piloti. In un attimo scattarono in piedi per recuperare l’attrezzatura di volo. Poco dopo uscirono all’esterno e iniziarono a correre verso gli hangar. Due aerei da caccia Eurofighter 2000 Typhoon erano già pronti al decollo. Arrivarono ai velivoli e risalirono veloci la scaletta metallica. Un team di specialisti stava ultimando gli ultimi preparativi per il volo. I tettucci dei Typhoon furono richiusi. Gli ultimi controlli e furono pronti a rullare sulla pista distante un centinaio di metri.  I piloti non sapevano ancora dove erano diretti, per il momento la priorità era decollare. Una volta in cielo avrebbero ricevuto informazioni più dettagliate. Era appena stata attivata una procedura chiamata in gergo “scramble.” Gli aviatori avevano il compito di decollare e intercettare un velivolo che era entrato nello spazio aereo italiano senza stabilire un contatto radio con le autorità. La situazione poteva essere una minaccia per la sicurezza nazionale. I due caccia raggiunsero la pista di decollo e si allinearono. Il primo pilota  azionò la manetta facendo accelerare l’apparecchio sull’asfalto rovente. Raggiunta la velocità giusta tirò la cloche. Il carrello anteriore si staccò dalla pista. In poco tempo entrambi i velivoli erano in volo diretti verso il nord Italia. L’aeroporto “Corrado Baccarini” di Grosseto era già centinaia di metri sotto di loro. Attraverso il tettuccio trasparente, si poteva ammirare il litorale toscano con i suoi numerosi stabilimenti balneari. Viaggiando a […]

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31° Stormo

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 3 del 2015. Il pilota agì sulla cloche iniziando la discesa verso la pista. Il muso dell’Airbus 319 CJ si inclinò verso il basso. Poco dopo il carrello toccò l’asfalto reso rovente dal sole. L’apertura dei deflettori e l’azionamento dei freni diminuirono la velocità dell’aereo fino ad arrestarne quasi del tutto la corsa. Seguendo le indicazioni della torre di controllo, il pilota rullò verso una piazzola di sosta. Il velivolo procedette a passo d’uomo fino alla posizione segnalata. C’era una nutrita delegazione in attesa del passeggero speciale, tra di loro anche un gruppo di giornalisti. A garantire la sicurezza erano schierati decine di poliziotti, alcuni ben visibili, altri occultati in posizioni strategiche. Una banda musicale era pronta a dare il benvenuto. Quando l’aereo fu fermo, iniziarono le procedure di sbarco. Una delle assistenti di bordo aprì il portellone a prua. Alcuni operatori aeroportuali vi accostarono una scaletta di metallo per consentire la discesa. Le prime persone a scendere furono due agenti dei servizi segreti che verificarono il sistema di sicurezza con dei colleghi dello Stato ospitante. Dopo qualche minuto gli agenti diedero il via libera allo sbarco del passeggero. Poco dopo il presidente del Consiglio italiano si affacciò al portellone facendo un cenno di saluto. La banda musicale iniziò a suonare mentre dal gruppo dei giornalisti partì una scarica di fotografie. Il premier italiano lasciò l’aereo presidenziale imboccando la scaletta. I tacchi delle scarpe tintinnavano sui gradini di metallo. Strinse la prima delle […]

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Cavalleria di Linea

Pubblicato sulla rivista Combat Arms Magazine numero 5 del 2014. La notte è ormai quasi completamente calata ricoprendo tutto con un manto scuro. Gli uomini e i cavalli del 14° Reggimento Cavalleggeri “Alessandria” sono stanchi ma continuano ad avanzare nonostante la scarsa visibilità. La giornata è stata dura e non sono mancati i combattimenti contro i partigiani di Tito. Il rumore degli zoccoli dei cavalli diffonde una ritmica melodia accompagnata da sfiancati nitriti e dal tintinnio delle armi. Pochi cavalleggeri hanno voglia di parlare. Un ripiegamento notturno non piace a nessuno, soprattutto perché sanno che nascosti nell’oscurità si trovano centinaia di partigiani jugoslavi pronti a fargli la pelle. Dopo appena un chilometro e mezzo di marcia si scatena l’inferno. I partigiani aprono il fuoco con tutto quello che hanno, fucili, bombe a mano e mitragliatrici pesanti. I cavalleggeri non hanno che un’alternativa, caricare per salvarsi la pelle. In pochi attimi 760 cavalli iniziano a muovere verso le posizioni nemiche. Lo stendardo del Reggimento garrisce al vento in prima linea. Il frastuono è assordante ma la marea di cavalli e cavalleggeri in grigioverde attraversa la pioggia di piombo che si riversa su di loro. 17 ottobre 1942. La carica di Poloj –Perjasica, fatto d’arme poco conosciuto ma dove valore e coraggio non sono certo mancati.

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